Bonobo, la pinsa solidale è nelle Marche​

​Bonobo è un’intuizione di un amico, Andrea Cherchi. Quando tutti studiavano come incrementare il consumo di pizza, guardando più al marketing che alla qualità del risultato, il lungimirante Andrea vedeva già che la famosa “arte bianca” poteva avere uno sviluppo importante, direi decisivo, nella scelta accurata delle farine, nell’offerta del sano a tutti i costi e di accessibilità anche a chi ha intolleranze. La pizza più buona, quella di cui ti puoi fidare, e nulla togliendo a chi la fa ancora come si deve, si chiama pinsa: leggera, poco complicata, sicura.

Andrea purtroppo non c’è più. Avrei voluto dirgli che quella sua intuizione valeva molto, soprattutto in un mondo gastronomico in cui l’unico obiettivo è guadagnare centesimi sulla qualità, ma ancora di più vale quello che ora sta facendo suo fratello Enrico, che ha preso in mano Bonobo con Marianna Crucianelli, responsabile della produzione, e il socio ​alter ego ​Roberto Pizzabiocca​​. La cooperativa che Enrico presiede inserisce giovani con problemi cognitivi nel mondo del lavoro: li chiamano, li formano, li amano. 

Sono ragazzi che spesso non riescono a interagire con scuola e famiglia. I risultati sono tangibili. Il gruppo di Bonobo non insegna loro solo una professione, ma anche ad avere fiducia di se stessi ed è in continuo contatto con psicologi ed enti di riferimento. I migliori, finito il periodo di tirocinio, vengono assunti, perchè la vita, così come dovrebbe essere, ha il compito di svelare quante siano le opportunità nascoste. Le pinserie Bonobo sono a Civitanova e Porto Sant’Elpidio​ (Daniele e Lorenzo come nuovi responsabili)​, nella Marche: 7 dipendenti la prima e ​4​ la seconda, con 8 tirocinanti in tutto. Enrico lo fa per Andrea, per la grande generosità che ha mostrato in questo mondo e di cui ogni imprenditore dovrebbe essere capace. I risultati sono eccellenti. Ma, come ci avrebbe sottolineato il nostro amico, non è questa la cosa più importante.

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