Il mondo al contrario: se la Tunisia batte la Francia e il Marocco il Belgio

La Tunisia è oggi nelle prime pagine di tutti i giornali del mondo. Un’impresa storica, quella di battere i campioni del mondo in carica, la Francia, e specie dopo essere stati colonizzati a lungo dai loro antenati. Non hanno messo a soqquadro Parigi come i marocchini avevano fatto giorni fa con Bruxelles (una decina di arresti), hanno semplicemente festeggiato, in piazze, strade e bar: comunità tunisine sono presenti in tutto il pianeta.

L’eroe di giornata è l’attaccante Wahbi Khazri che, con uno splendido assolo, è andato a “bucare” una difesa fatta di burro. Nell’azione si è infortunato e ha dunque esultato il giusto, anche perchè – al pari dello svizzero Breel Embolo che ha segnato contro il suo Paese natale, il Camerun – è nato proprio in Francia. I transalpini sono stati sconfitti in una massima competizione, tra Mondiale e Europei, dopo sei anni. Un’impresa, quella degli uomini di Kadri.

Ciò che appariva impossibile prima di scendere in campo, è successo. Una difesa attenta, “garra” in ogni giocata anche se il tasso tecnico rispetto ai francesi era minore, e di fronte i Blues fermi come statue e svogliati in tutte le zone del campo. La differenza non si è vista. Lo stesso che è accaduto due giorni fa con il Marocco che ha dominato un Belgio sempre irrisolto.

La comunità marocchina in Belgio è imponente e ormai alla sua seconda se non terza generazione: alla fine della partita ha deciso di mostrare al mondo, sfasciando Bruxelles, quanto debole sia il concetto di integrazione di cui parlano tutti (a vanvera). Sono rivincite sportive (una pacifica, una no), ma segnalano a tutti che l’appartenenza a un popolo è l’unica fattore che accomuna la gente. In tanti se lo vogliono dimenticare, offrendoci bugie alternative.

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