Anche Cipputi si allontana dal Pd. A Mirafiori per le primarie hanno votato in 24

​​”Lo dico io prima che me lo diciate voi: arrivare davanti a una fabbrica non è risolvere il problema del Pd coi lavoratori”. Stefano Bonaccini aveva messo le mani avanti il 28 gennaio scorso quando si presentò davanti ai cancelli di Mirafiori.

Da qui sono passati tutti, compreso Berlinguer nell’anno, era il 1980, in cui stavano per essere licenziati 14mila operai. Oggi lo stabilimento è per metà vuoto. Una tristezza e una scommessa sul futuro che non fa più nessuno. La produzione di auto qua è passata in poco più che un decennio da 218 mila a 88 mila unità e gli operai – con un’età media pronta al pensionamento – sono quasi il trenta per cento in meno.

Il Pd non parla più neppure con i sindacati, Bonaccini lo sa bene. La sinistra è stata sostituita nel tempo dal centro-destra (Salvini è passato anche lui di qui) considerato più pragmatico: i problemi dei lavoratori, di cui la sinistra si dovrebbe occupare giorno e notte, non sono più una prerogativa di vecchi e nuovi quadri del Partito Democratico.

Tanto per dire che clima si respira, l’altro giorno a Mirafiori sono andati a votare per scegliere alle primarie tra Bonaccini e gli altri. Si sono presentati in 24: 13 voti al presidente dell’Emilia Romagna e soli 2 alla sua principale competitor Schlein, 9 consensi a Cuperlo e zero alla De Micheli. Zero come la fiducia in una rinascita del maggiore partito di sinistra. Anche il vicepresidente del circolo Mirafiori Sud non è andato a votare: “avevo la febbre” ha detto alle agenzie. “Io penso che il Pd sia stato percepito come una forza politica distante da dove la gente lavorava” ha detto agli operai Bonaccini. Lo hanno pensato anche gli operai, dieci anni fa.

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