Sbaglia chi sottovaluta la Schlein

Per quanto figlia di docenti universitari e non della woking class, Elly Schlein in un solo colpo ha rimesso il Pd nel posto in cui deve stare (a sinistra), zittito il chiacchiericcio delle correnti interne che hanno distrutto nel tempo il partito (chi se ne vuole andare se ne vada pure, e infatti l’ex ministro dell’Istruzione Beppe Fioroni ha già fatto le valigie, Gori e Serracchiani forse seguiranno), smentito chi dava il Pd ormai scomparso (sarebbe scomparso se non fosse arrivata lei). 

Ma non solo. Il “metodo condiviso e plurale” di cui ha parlato la neosegretaria nel discorso d’insediamento è un invito e non una scelta politica: la sua squadra sarà composta solo da fedelissimi e più di qualche vecchio esponente Pd, volente o nolente, prenderà la via di casa perchè nel partito della Schlein non c’è posto per gli indecisi. Scommettiamo inoltre che chi a sinistra c’è sempre stato ci ritornerà, pensatori compresi. 

Fossimo nel centrodestra non sottovaluteremmo la Schlein, come alcuni stanno già facendo credendo che le vittorie siano eterne, perchè a sinistra sono abituati a formare classi dirigenti, a destra non ancora. 

Magari Elly e i suoi faranno qualche errore di percorso facilmente individuabile: la prima uscita ufficiale sembra possa essere la partecipazione al corteo antifascista di Firenze. Gridare “al lupo al lupo” può creare identità e portare qualche voto in più, ma non legittimare di fatto il nuovo Partito Democratico. La Schlein lo sa, così come è a conoscenza dei pericoli di un centro-Pd tentacolare e che ora troverà casa qui e là, soprattutto con il nuovo partito che unirà Azione e Italia Viva. Ma, per dirne una, l’ennesima Opa di Renzi sul Pd è stata disinnescata proprio dalla Schlein. 

Cosa non sappia ancora è altrettanto chiaro: il Movimento Cinque Stelle sarà affidabile come partner di lungo corso? Qui la Schlein potrebbe pagare la sua inesperienza, ma si vedrà. La giovane 38enne ha anche un altro vantaggio. In una politica costruita sulle persone (Meloni, Salvini, Berlusconi, Renzi, Conte), dove i sondaggi fanno crollare i governi, forse è l’unica che più che se stessa rappresenta un progetto di squadra.

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