Silvestri sottosegretario alla presidenza? Il vicesindaco di Ascoli dato per certo dopo la modifica allo Statuto

“Attraverso questa modifica allo Statuto della Regione Marche si è introdotta una importante figura per poter supportare, concretamente, l’attività del Presidente e del Governo regionale”. Parole di Carlo Ciccioli, dopo la modifica statutaria approvata a Palazzo Raffaello che consente di nominare un sottosegretario alla presidenza, come già è successo in altre Regioni (Abruzzo, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Molise).

Ma sembra che non sarà Ciccioli, storico esponente di Fratelli d’Italia, politico molto apprezzato sia ad Ancona che a Roma e in lizza a lungo per l’incarico perchè considerato la persona giusta, ad essere nominato sottosegretario. Strano destino, quella di Ciccioli: in molti l’avrebbero visto come l’esponente più autorevole per “strappare” Ancona alla sinistra. E invece alle prossime elezioni nel capoluogo marchigiano a rappresentare il centrodestra sarà Daniele Silvetti, presidente del Parco del Conero.

Le ultime indiscrezioni su chi possa essere il sottosegretario alla presidenza a Palazzo Raffaello danno per certa la nomina di Giovanni Silvestri, attuale vicesindaco di Ascoli. Avrebbe sbaragliato la concorrenza di alcuni politici già presenti in Regione e professionisti “esterni” alla politica.

Una nota in ambito strettamente politico, se la notizia dovesse essere confermata nelle prossime ore: eventualmente ad essere sconfitta nella contesa sarebbe la Lega, che mirava alla nomina di ben tre figure a supporto delle attività del presidente, offrendo il fianco alle critiche dell’opposizione (il consigliere Cesetti aveva parlato apertamente della necessità leghista di “piazzare” qualche esponente rimasto fuori dai giochi).

Il sottosegretario in pectore, oltre a partecipare alle sedute dell’esecutivo, sarà incaricato dal presidente Francesco Acquaroli di seguire specifiche questioni istituzionali e di coordinare e supplire alle esigenze degli assessorati, che sono passati da otto a sei, creando ovvie concentrazione di deleghe che rischiano di appesantire l’attività amministrativa.

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