“Abbiamo perso dignità”. La Teramo nuova di Cristina Marroni: attrattiva, solidale, cerniera tra Nord e Sud. E da valorizzare: “In cinque anni mai visto un autobus di turisti a Teramo”

“Nè destra nè sinistra. In alto”. Maria Cristina Marroni ha le idee chiare. Per cambiare la città bisogna rinnovarla, fare leva sulla credibilità personale e puntare sul voto disgiunto e sull’insoddisfazione dei cittadini per la politica tradizionale. Insegnante di Lettere antiche all’Università La Sapienza, per otto anni consulente in Senato con Forza Italia, stimata persona di Cultura, appassionata dell’Arte e del Bello, ha fatto il viaggio di ritorno da Roma a Teramo per amore della sua città. Quella che c’era una volta. Perchè questa, la Marroni, non la riconosce: “Altrochè cresciuta. La gente se ne va. La decrescita è nei numeri e ci sono poche prospettive per chi rimane”. Una città ferma e stanca, secondo la candidata sindaco, priva di quella centralità politica e culturale che la storia e la geografia le impongono. “Siamo gli ultimi degli ultimi ora, la Cenerentola d’Abruzzo. Abbiamo perso dignità”. Non ci va leggera.

La preparazione per essere una sorpresa il 14 e 15 maggio Maria Cristina Marroni ce l’ha. La grinta non le manca. Le idee sono nuove. “Sentiamo parlare di turismo – sostiene la candidata sostenuta da liste civiche – e io in questi anni non ho mai visto un pullman di turisti. Eppure abito in centro. Non hanno mai voluto collegare Teramo con il mare. Fare politiche e pacchetti sinergici ad hoc. Non hanno puntato sui gemellaggi, che a mio parere sono vitali in questo settore”.

E sulla nuova Teramo, la candidata proporrà un importante polo logistico a Sant’Atto, “perfetto tra Nord e Sud”. La Marroni ha peraltro già presentato la nuova Giunta, la sua nel caso fosse eletta, “che razionalizzerà le deleghe”, introducendo anzi un Assessorato alle Frazioni “per integrare finalmente periferia e centro”, uno alla Bellezza (“Al decoro, alla Cultura, alla valorizzazione del patrimonio immobiliare”) e uno all’Enogastronomia, “capitale da tutelare”. Sono i temi sui quali si deciderà la contesa fra poco più di tre settimane: restituire importanza al territorio e ridisegnare Teramo.

C’è di più. La Marroni vuole coinvolgere il mondo universitario nella creazione di un’Agenzia Europea Veterinaria che ancora non esiste e andrebbe proposta a Bruxelles. “Solo qui, nella stessa città, abbiamo una Facoltà di Veterinaria e un Istituto Zooprofilattico”. E in epoca di emergenza sociale dovuta alla crisi, la candidata sindaco vuole a Teramo un Refettorio Mensa Sociale che il famoso chef Massimo Bottura ha creato per chi ha più bisogno. Un’invenzione di grande saggezza e umanità del bolognese che significa anche solidarietà vera per una fascia della popolazione.

La Marroni è l’ago della bilancia di questa tornata elettorale. I calcoli sono presto fatti, anche se le sorprese in politica sono sempre dietro all’angolo. A contendere la città al sindaco uscente Gianguido D’Alberto, che una base solida di elettori ce l’ha, sarà verosimilmente, almeno secondo le previsioni, il candidato di centrodestra Carlo Antonetti, sostenuto dal centrodestra (verrà supportato la settimana prossima qui dal leader della Lega Matteo Salvini, la Meloni benchè eletta qua è difficile che si faccia vedere, forse perchè stavolta l’esito è assai incerto). 

La Marroni non può competere, almeno sulla carta, con le macchine da guerra dei partiti che supportano l’uno e l’altro. Però, visto che il ballottaggio è dato per sicuro, in caso di un buon successo sarà lei a vincere. Apparentandosi magari al sindaco uscente, con cui ha rotto quand’era vice: con richiesta di scuse annesse, magari, il che è improbabile. O, meglio, dai banchi d’opposizione dove il suo gruppo deciderà volta per volta come votare, modulando così i successi e le sconfitte di chi governa. Sarà così? “Nella seconda tornata si riparte da zero. Deciderò con i candidati” dice la Marroni.

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