Se si vogliono screditare i simboli della lotta alla mafia

​Le legittime preoccupazioni di un uomo che ha lottato tutta la sua vita contro malaffare e mafia, droga e i suoi esorbitanti proventi, non possono essere apostrofate come “le parole di un signore in tonaca… Parole di una volgarità, ignoranza e superficialità senza confini”. Specie se quelle preoccupazioni sono le stesse di tanti cittadini (e siciliani, che la materia la conoscono bene) e se si ricopre una così importante carica istituzionale.

Don Ciotti, presidente dell’associazione Libera, punto di riferimento della legalità e simbolo d’onestà, non può essere derubricato a questo, specie da Matteo Salvini. Aveva commentato che l’affare da 13 miliardi del Ponte sullo Stretto, opera faraonica di cui per la verità nessuno sente la mancanza visto che in quanto a trasporti in Calabria e Sicilia siamo rimasti al Medioevo, “non unirà solo due coste, ma certamente due cosche​”. Lo pensano tutti coloro che hanno un minimo di esperienza. L’esempio lampante è la Salerno-Reggio Calabria, in cui la mafia guadagna la sua rendita di posizione non facendo mai i lavori come si devono e lasciando l’autostrada come un cantiere aperto da decenni.

“Io ho posto un problema di priorità, non se è opportuno fare o non fare il ponte. E poi attenzione, perchè la storia ci ha insegnato che ci sono interessi, affari, il rischio di infiltrazioni​” ha aggiunto don Ciotti. “Il mio intervento era una riflessione più ampia di valorizzazione di quella terra, la Locride, perché io stavo parlando là. Volevo dire che sarebbe bene che gli investimenti di denaro ci fossero per far ritornare migliaia di giovani nella loro terra, per combattere la povertà assoluta, l’abbandono scolastico​”. C’è qualcuno che non sottoscrive queste parole?

Eppure, dall’alto dei Cieli di Roma, invece che prendere atto dei timori di un uomo libero, si insulta, concludendo lo sfogo con un “se espatria fa un favore a tutti​” riferito a chi parla male dell’Italia, ma questo non è il caso ovviamente. C’è una tale voglia di fare piazza pulita (il caso Saviano ne è un esempio lampante, nonostante le parole a sostegno della presidente Rai Soldi) e spoil system – cioè di nominare ovunque gli amici al posto dei nemici – che il discorso vero, quello della lotta alla criminalità, diventa secondario.

Per non parlare poi della stampa compiacente: Don Ciotti è “infantile”, “rincitrullito”, “pazzo”. Scrive bene il collega Stella sul Corriere della Sera: “La cagnara scoppiata tra i partiti dopo la sparata di Matteo Salvini contro il fondatore di Libera, una rissa dove ciascuno tira acqua al proprio mulino al di là del merito delle cose, rischia di occultare il tema centrale: ci sono o no anche dei rischi dietro la febbricitante corsa al Ponte di Messina ripartita di colpo dopo anni di promesse, rinvii, rinunce, oblio?​”. Il ministro, che una volta alla realizzazione del Ponte era contrario, risponderà anche a Stella? O avrà finito gli aggettivi?

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