“I poveri mangiano meglio dei ricchi”

“La trascuratezza nella cura della persona, nell’esecuzione di un lavoro, nell’esercizio di un’arte; sia con riferimento a un singolo atto, sia per indicare un’abitudine, un atteggiamento consueto”. Ecco cos’è la sciatteria: non tenere nè a sè nè agli altri, non fare caso alla realtà e ai commenti degli altri, tirare avanti. C’è il disinteresse alla base della sciatteria, per cosa si dice e come lo si dice.

Il ministro all’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha detto al meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini, volendo rimarcare le differenze alimentari del nostro Paese rispetto agli Stati Uniti: “Da noi spesso i poveri mangiano meglio dei ricchi perchè cercando dal produttore l’acquisto a basso costo comprano qualità”. Impreciso, sciatto, lontano dalla realtà.

I poveri insomma, magari con la benzina offerta da Lollobrigida per andare a trovare i produttori, sarebbero più fortunati dei miliardari, anche in tempi di grande crisi economica come questa. I ricchi, secondo il ministro, dovrebbero farsi consigliare su come mangiare da quelle centinaia di migliaia di famiglie italiane che non arrivano a fine mese. Magari con seminari appositi organizzati dal ministero.

Il punto più grave di questo estraneamento dalla realtà non è la sciatteria, che già un servitore dello Stato non può permettersi neppure essendo il cognato del capo, ma la temerarietà (dico quello che mi pare e quando voglio) di poterlo dire.

Quanta sciatteria tra questi potenti. Lollobrigida è colui che dichiarò di non arrendersi “alla sostituzione etnica” evidentemente in atto, a suo giudizio. Fa gaffes non gradite da molti. E quindi o è tutta colpa della sciatteria o non sa fare il proprio mestiere.

Ha detto bene l’ex ministro del Lavoro, Andrea Orlando: “Ecco perché hanno tolto il reddito di cittadinanza. Bisogna fare qualcosa per i ricchi che, poveretti, mangiano male”. Lollobrigida dovrebbe calibrare meglio l’uso delle parole, in tempi come questi. D’altronde nell’esecutivo è uno ai primi posti per titoli accademici, avendo conseguito la laurea presso l’università telematica Nicolò Cusano, e quindi dovrebbe conoscere il peso delle parole.

Aveva ragione la compianta scrittrice Michela Murgia: dovendo rispondere a Matteo Salvini che l’accusava di essere “radical chic”, pubblicò i curriculum dei due. Una lavoratrice e l’altro mantenuto dalla politica da sempre. Lei di origini umili e quasi povera (s’, come quelli che mangiano bene), lui il vero “radical chic”.

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