I fronti aperti di Matteo, uno in casa e uno in Europa. In antitesi, come da prassi

“Bisogna dare una sveglia all’Europa, altrimenti si va tutti a casa. L’Europa rischia di saltare. Penso sia fondamentale che nei prossimi nove mesi si chieda il voto di chi non vuole lasciare l’Europa nelle mani di sovranisti alla Le Pen e di populisti di sinistra”. Matteo Renzi è tutt’altro che abbattuto dai suoi modesti risultati elettorali. Si candiderà alle Europee nel collegio di Milano. E’ pronto ad essere l’alfiere italiano contro il sovranismo con il nuovo brand di sua invezione “Il Centro” (“spazio affascinante”, come lo definisce lui).

Semplicemente, prova a rilanciarsi dopo il divorzio da Calenda e il flop del cartello Italia Viva-Azione. Vuole prendere voti a Forza Italia e Pd, ma il progetto è assai più ambizioso: è quello di rimettere in piedi la Balena Bianca di una volta, facendo salire sul carro gli ex democristiano delusi dal Partito Democratico, come Beppe Fioroni (che infatti ha detto subito di sì, con Angelo Sanza e Peppino Gargani). Peccato che un progetto simile è già in campo, capitanato da De Mita e Quagliarello, loro sì eredi veri di quella Dc. 

Ma come al solito, quando si parla di Renzi, qualcosa non torna. Il leader di Italia Viva vuole portare con sè anche i moderati del centrodestra, quelli di Forza Italia appunto ma anche “Noi moderati”, Toti e Lupi per intenderci. Per essere magari stampella del Governo Meloni? Perchè sì Matteo lotta generosamente contro i sovranisti in Europa, ma in Italia il quasi certo abbassamento del quorum dal 4% al 3% sembra un abitino su misura proprio per Renzi. Un favore da parte di Giorgia affinchè sia “morbido” sui prossimi dossier (anche se la Meloni vuole approvare la misura anche per togliere voti al Pd, rinforzando i partitini di sinistra che così avrebbero visibilità). Insomma, Matteo è con o contro il centrodestra? O entrambe le cose pur di sopravvivere politicamente?

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