La sicurezza che non c’è. La vita degli operai si gioca in 20 secondi. Lo dice anche il manuale delle Ferrovie

“Ragazzi se vi dico treno, andate da quella parte”. La sicurezza sul lavoro nel nostro Paese è tutta in queste parole registrate dal giovane Kevin Laganà poco prima di morire nella tragedia di Brandizzo. Nel manuale “Istruzione per la protezione dei cantieri” (l’ultima versione è quella di sette anni fa) dice già tutto e cioè come gli operai siano esposti a rischi che un Paese normale non può avere.

Nel caso di Brandizzo, a uccidere Kevin e altri quattro è stata probabilmente la mezza curva prima della stazione, che ha impedito di vedere “propriamente” il treno, e l’imperizia di Antonio Massa, l’agente di scorta di Rfi responsabile della protezione di quel cantiere che avrebbe dato via libera ai lavori senza permesso (indagato è anche Andrea Girardin Gibin, il caposquadra della società appaltatrice Sigifer che impiegava le cinque vittime).

Ma sono soprattutto le regole ad aver ucciso gli operai. Si legge infatti nel manuale: “Gli agenti operanti isolatamente… con attrezzi di ridotte dimensioni o con strumenti di misura portatili per interventi di breve durata… possono adottare una protezione basata sull’avvistamento senza agente di copertura, realizzata da almeno altri due agenti di cui uno rivolto verso una provenienza dei treni e il secondo verso l’altra”.

Nel caso di Brandizzo la direzione da vigilare, essendo stata interrotta la prima, era solo una. “In questo caso l’avvistamento deve essere regolato su una distanza di sicurezza, dal punto in cui si svolgono le lavorazioni, che corrisponda a un tempo di sicurezza ridotto (20 secondi) e comunque non inferiore in linea… a 800 metri”. Venti secondi, come sottolinea il giornale online Today, che separano la vita dalla morte. Per fare un esempio, se il responsabile della protezione degli operai è al telefono o distratto, i ragazzi sui binari sono già morti.

“E’ una distanza che a cento chilometri orari, la velocità del treno che ha ucciso i cinque operai, si percorre in circa 28 secondi e a centosessanta all’ora in 18 secondi” riporta il quotidiano. In nome del profitto si vivono dunque tragedie come quella di Brandizzo. A nulla sono serviti altri gravi incidenti (Firenze cinque anni fa): anche il ministero dei Trasporti aveva segnalato quando sia pericoloso lavorare senza interruzione della linea. Le morti “bianche” aumentano: negli ultimi cinque anni tragedia come quella appena vissuta sono state 23. 

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