Al collasso. E la soluzione non c’è

“Siamo stanchi” dice il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino. Stanchi, ma ancora pronti a dare una mano. Il fallimento delle politiche migratorie è nei numeri: negli ultimi tre giorni sono sbarcati 7mila migranti, mille in più degli abitanti dell’isola. La promessa in campagna elettorale di chi governa oggi che sarebbero stati limitati gli sbarchi si è rivelata fallace. Tanto da far dichiarare a un allarmato Antonio Tajani, che dell’esecutivo è vicepremier e ministro degli Esteri che “il problema è a monte. Se non si attua un vero piano per l’Africa non se ne esce”.

E’ una resa e non si può neanche imputare tutto all’Europa, se poi se ne seguono fedelmente le politiche per salvarci almeno la pelle a casa nostra. Lampedusa ha decretato lo stato di emergenza, il collasso degli hot-spot è già avvenuto. C’è chi testimonia che è già difficile, nella calca, avere spazio per sedersi a terra. Nelle ultime ore sbarchi non ce sono stati, ma i 2.154 migranti di lunedì e i 5.112 del giorno successivo spiegano con esattezza la drammaticità della situazione.

Matteo Salvini ovviamente tace, Tajani ha aggiunto, in un’intervista al Corriere della Sera che la crisi dei migranti “può perfino peggiorare”. “O prendiamo il toro per le corna, o non ne usciamo. Abbiamo coinvolto le Nazioni Unite, il G20, abbiamo lavorato a una grande conferenza internazionale che deve essere l’avvio di un vero processo di stabilizzazione del Sahel… Discuteremo di come le istituzioni europee devono collaborare unite, insieme, per attuare e implementare immediatamente il piano per la Tunisia”. In realtà non sanno che fare esattamente.

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