Premierato, ovvero cambiare mestiere al Presidente della Repubblica

Semplificare, così come si fa con le parole nei social, e infatti nessuno sa più scrivere. Andare diritti al punto, anche se si faranno “vittime”: la Costituzione, il Parlamento, il Presidente della Repubblica. I voleri di Giorgia Meloni e della maggioranza magari coincideranno con i sondaggi ma certo non sono lo specchio delle volontà (e delle priorità) di una nazione intera e ancora democratica.

Il cosiddetto “premierato all’italiana” passa sopra la Carta fondamentale con la forza di una ruspa, asfaltandola in articoli fondamentali per gli equilibri democratici, l’88 sul potere del capo dello Stato di sciogliere le Camere, il 92 sulla nomina del premier e il 94 sulla mozione di fiducia e sfiducia al governo. 

Prima o poi bisognava farlo, si dirà, e rendere il Capo dello Stato un semplice notaio passacarte. Con la “riforma delle riforme”, così l’hanno battezzata, sempre che sia approvato il disegno di legge costituzionale di cinque articoli confezionato dalla ministra Elisabetta Casellati, il capo del governo sarà eletto dai cittadini in un unico turno e per cinque anni. Non si passerà più dal “via” e cioè il Presidente, che inoltre, in caso di dimissioni del premier, lo incaricherà di nuovo (lei/lui o un parlamentare “vicino”) evitando così le urne (e fregandosene della “sfiducia costruttiva”).

Insomma, Mattarella sarà un semplice passacarte e non un attore fondamentale in una eventuale crisi di governo. Nella riforma è anche previsto un sistema elettorale maggioritario con un premio del 55% assegnato su base nazionale che assicurerebbe il 55% dei seggi nelle Camere ai candidati e alle liste collegate al candidato premier eletto. Dunque, il presidente del Consiglio, eletto dal popolo, svuotato di poteri il Capo dello Stato e assicuratosi la maggioranza a vita, governerebbe senza intoppi. 

“La riforma costituzionale di Giorgia Meloni è la tomba della democrazia rappresentativa, il colpo di grazia al parlamentarismo, la fine del ruolo del presidente della Repubblica come garante della Costituzione” ha commentato il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Si confonde l’ingegneria costituzionale con l’avventurismo di dilettanti allo sbaraglio” aggiungono i Cinque Stelle. Ultimo punto: Mattarella non potrà più nominare senatori a vita. Così, nel caso dovessero, in un momento decisivo per la Repubblica, contare qualcosa.

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