“Contro il destino”, una grande epopea sarda. Una terra sospesa tra passato e futuro nell’avvincente romanzo di Sebastiano Mavuli

C’è tutto nella saga scritta da Sebastiano Mavuli: la forza del passato, le incertezze del presente, l’ineluttabilità del futuro. Un romanzo che racconta avventure, inesauribili passioni, di grandezze e bassezze umane, (poche) giustizie e (inevitabili) vendette e si legge come un giallo. Un’epopea messa, volutamente e a ragione, fuori dal tempo – eppure i protagonisti, una splendida e selvaggia Sardegna rurale in primis, sono attuali, vivi, pulsanti di una vita che appartiene all’Autore come ai suoi lettori.

E’ soprattutto un romanzo d’amore. Giovanna e Bachis, lei altolocata studentessa figlia di un prepotente ras locale, lui pastorello che ha avuto modo di studiare solo tardivamente, hanno famiglie da sempre in aspro conflitto tra loro. Un’avversione che produce morti, angustie e desolazione, ma non compromette la passione dei due giovani. E’ la modernità e il messaggio del libro: niente può fermare gli eventi e stereotipi e classi sociali non sono i confini del vissuto.

“Contro il destino” è anche uno spaccato degli Anni di piombo. Giovanna, già trasferitasi a Roma da tempo, fa parte di un collettivo sul punto di armarsi, Bachis, aperto al rinnovamento ed a una società più giusta, la salverà da questa caduta negli inferi. Sì, perchè la ragazza, oltre a farsi manomettere intellettualmente da loschi figuri, ha problemi di droga, e a curarla non può che essere l’amore. 

Il Grande Romanzo sardo che ha scritto Mavuli ci fa conoscere meglio la Sardegna, i suoi silenzi e costumi, le tradizioni arcaiche, le prepotenze, ma anche le amicizie e l’eroismo dei sentimenti, l’importanza del rispetto e il ruolo salvifico degli affetti. Non c’è maniera migliore di conoscere questa straordinaria Terra. L’Autore non si ferma però all’epopea tragica delle famiglie Corrias, quella di Bachis, e Piras, di cui è figlia Giovanna (e tante altre, protagoniste del romanzo, tra agguati e strategie per annichilire i rivali, creano il fil rouge della trama), ma va avanti, fino all’agognata modernità.

Da uno scenario di lutto, da regolamenti di conti e codici d’onore, alle tensioni sociali romane del Sessantotto il passo è breve: è la Storia che incalza, sottolinea Mavuli, e contro essa nulla si può fare. Quello dell’Autore (algherese doc), si avverte, è anche il desiderio che la Sua terra si affranchi da logiche antiche e si proietti a un progresso non banale. Bechis, saggio e cortese, “contemporaneo” più di tutti ma ancorato a sani principi, salva Giovanna dalla partecipazione (inconsapevole, forse) alla lotta armata e al disastro di una generazione, al fallimento di un’epoca.

Nel romanzo di Mavuli sono i personaggi, finemente tratteggiati con maestria di penna, ad essere, ciascuno per conto suo e per ciò che rappresenta, protagonisti degli eventi in quel confine incerto tra giustizia e ingiustizia: da Antioco, zio di Bechis, colpevole e vittima delle sue azioni (finirà in carcere, ma anche lui con una speranza per il futuro) alle madri e alle donne che reggono, spesso in silenzio, le famiglie, ai latitanti come Fernando che si aggirano per le montagne come fantasmi, scontando pene d’onore; e ancora: da Casimiro, virtuoso e abile proprietario terriero che lavora onestamente senza “scorciatoie” a Peppe Piras, tenutario prepotente senza scrupoli che aspira al comando di tutto.

“Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato”. La chiusura del capolavoro di Francis Scott Fitzgerald, “Il Grande Gatsby”, ha certo ispirato Mavuli. E’ l’alfa del suo romanzo, ma non ne è l’omega. Perchè l’Autore vuole, in questo atto d’amore alla sua terra, anche donarle un destino.

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn
On Key

Related Posts

La fuga dei talenti

​Non tragga in inganno il dato, non si tratta di inverno demografico. Ci sono più italiani residenti all’estero​, sei milioni e 400mila, che stranieri stanziali in