Le vittime insepolte per le strade nella città martoriata di Mariupol (dove sono almeno 3mila i morti) testimoniano di quanto ancora sia lungo, a quasi un mese dall’invasione, questo conflitto. A Kiev i missili hanno colpito un centro commerciale, causando otto morti. A Severodonetsk, nel nord est dell’Ucraina, le bombe sono state lanciate, almeno secondo quanto riferisce il capo dell’amministrazione militare regionale di Lugansk, Sergey Gaidai, su un ospedale pediatrico. A Odessa è arrivato il tempo del rendez-vous con le navi pronte a colpire e edifici residenziali in fiamme.

C’è tutto in questa guerra ormai stanca che fa solo morti, tra cui milioni di profughi accolti nei Paesi Ue, ma poche trattative utili. Ieri altro round di un’ora e mezzo nei negoziati. Mosca chiede che “Kiev sia più disponibile”, accuse di scarsa serietà nei colloqui da parte degli ucraini. Gli americani, oltre a ricevere le proteste russe per le affermazioni di Biden, com’è naturale, lanciano l’allarme di un possibile cyberattacco da parte dei russi. Ma sull’embargo del petrolio russo annunciano che ancora si devono riunire con gli alleati. L’accordo tra i leader Ue sulla Bussola Strategica, il piano per rafforzare la propria sicurezza e la politica di difesa, è una goccia versata nel mare della guerra.

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