Trent’anni dopo Hank è vivo

Nuove edizioni dei suoi capolavori, uno spettacolo teatrale di Roberto Galano dal titolo significativo, “Una notte con Hank” (e il suo piccolo uccello azzurro nel cuore), commemorazioni in ogni angolo del pianeta per uno tra gli scrittori più amati. Charles Bukowsky a trent’anni dalla morte è ancora con noi: “il poeta, l’ubriacone, il puttaniere, non necessariamente in quest’ordine” è stato un cantore sublime dei bassifondi ma anche colui che ha voluto bene alle cose vere.

“La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità” scriveva il vecchio Buk e tutto questo ammettendo di avere un pessimo carattere, di aver vissuto un’esistenza “che è come un rubinetto che perde”, sperperando ogni singolo dollaro guadagnato nella folla rincorsa a un barlume di felicità, bevendo senza limiti e amando tante donne.

Un poeta della gente (“è il più grande spettacolo del mondo e non si paga neanche il biglietto”), scrittore solo apparentemente “maledetto”, in realtà molto più serio (e diremmo “metodico”) di come sia stato dipinto per via degli eccessi alcolici, Bukowsky diventò famoso solo tardi, dopo aver fatto i lavori più disparati.

Da “Post Office” in poi, è stato il narratore degli sbandati e degli ultimi, ma senza implicazioni moralistiche. Realtà com’è, con un tocco ironico a mettere insieme le disperazioni, nient’altro. In questa sua semplicità, nel racconto diretto e senza infingimenti, sta la sua grandezza. Henry Chinaski, il suo alter ego nei romanzi, è un fallito, uno sbruffone, ma anche un vincente a suo modo perchè gli bastano le bottiglie, un alloggio di fortuna e qualche donna incontrata per caso con cui flirtare.

Scrisse sulla creatività: “Qualcuno in uno di questi posti… mi chiese: ‘Cosa fai? Come scrivi, come crei?’. Non lo fai, gli dissi. Non provi. È molto importante: non provare, né per le Cadillac, né per la creazione o per l’immortalità. Aspetti, e se non succede niente, aspetti ancora un po’. È come un insetto in cima al muro. Aspetti che venga verso di te. Quando si avvicina abbastanza, lo raggiungi, lo schiacci e lo uccidi. O se ti piace il suo aspetto ne fai un animale domestico”. Quel “non provare”, “dont’t try” è l’epigrafe sulla sua tomba a Los Angeles.

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