A spasso con Gorbaciov. Il racconto di quei giorni nelle Marche

(articolo di Maurizio Verdenelli) – “Fratello Michail, ti saluto e ti abbraccio. Lo faccio con commozione, la stessa provata nei giorni e nelle notti trascorse a leggere le pagine della tua ‘Perestrojka’. E a meditare. Con quanta emozione nel compredere con il cuore e la mente che tante ragioni presenti in quelle pagine, provenivano da Giovanni XXIII, il primo papa ad aprire all’Est”.

Le parole di monsignor Loris Capovilla, leggendario segretario personale del papa Buono, provenivano in modalita’ ‘voce viva’ dal telefono personale dell’arcivescovo Angelo Comastri, Delegato Pontificio a Loreto. Era il 1 luglio 2001, un pomeriggio nuvoloso di domenica. Mons. Comastri – non ancora cardinale come Capovilla – aveva poco prima consegnato  un messaggio particolare di Giovanni Paolo II (tema il Creato) a Gorby. Atterrato a Falconara per un giro di tre giorni nelle Marche: al centro la presentazione de ‘La Carta della Terra’ all’universita’ di Urbino, presente il rettore Carlo Bo – il quale chiuderà i suoi giorni appena 20 giorni piu’ tardi per un fortuito incidente. Un eco-manifesto rimasto al solito ‘lettera morta’. 

Tuttavia quella domenica pomeriggio di 21 anni fa, io – inviato speciale de ‘Il Messaggero’ – unico giornalista invitato nello studio di Angelo Comastri, non la dimenticherò mai. Prima di essere ricevuto dal Delegato pontificio, l’Ospite era stato salutato in Comune dal sindaco in fascia tricolore, il socialista Moreno Pieroni, poi assessore regionale al Turismo (2015-2020).

Poi l’atteso incontro nelle stanze al primo piano della Delegazione Pontificia accanto al Santuario. Nelle parole di ‘don Loris’ si saldava, concludendosi, una politica che aveva visto lontano: non a caso Nikita Krusciov, grande amico di Enrico Mattei, aveva tentato di corrispondere con un approccio in extremis al braccio teso di Roncalli. Tentativo frustrato con la brutale restaurazione brezneviana.

Loreto, luglio 2001. Il Delegato pontificio, mons. Angelo Comastri intervistato da Maurizio Verdenelli, inviato del ‘Messaggero’

Quel giorno a Loreto, presente con Gorbaciov un alto rappresentante della Chiesa ortodossa russa, passò ancora una volta la Storia del mondo. Il giorno dopo l’uomo della Perestroijka e della Glasnost ricevette ad Ancona una laurea honoris causa. Gli studenti gli tributarono un affettuoso trionfo. A lui e a Rita Levi Montalcini. Erano molto affiatati. Ricordo ripetuti abbracci. “Michail per me è un fratello!” mi disse la Professoressa. “La Carta della Terra è davvero un documento eccellente!”. Ancora: “Oggi è una meravigliosa giornata per me! Grazie agli studenti di Ancona che hanno dimostrato di seguirmi ed apprezzare il mio intervento… nonostante l’evidenza della mia età!”.

Il martedì ad Ascoli Piceno, ultima tappa alla Camera di Commercio, l’ultimo Capo del Pcus dribblò la scorta e mi affrontò decisamente… con un sorriso: “Tu mi stai pedinando da tre giorni!”. A scoprirmi ai suoi occhi sopratutto e forse la maglia di cotone color giallo canarino che non avevo mai smesso. Mi era nota già la sua carica di simpatia. ‘Presidente ci siamo gia’ conosciuto a piazza Argentina a Roma in un incontro con Mentana e il sociologo Ferrarotti’. E lui: “Vieni con noi a Porto d’Ascoli. I marinai di San Benedetto ci hanno promesso un pranzo. Ti darò un’intervista sulla Carta della Terra.. ma breve!”.

Un sorriso e via! Tutti verso il mare. A metà strada l’improvvisa deviazione del gruppo-Gorbaciov verso Ancona. In direzione dello scalo ‘Raffaello Sanzio’ dove l’attendeva un aereo inviato da Putin. Si disse che pure 21 anni fa il mondo era sull’orlo della terza guerra mondiale e in quegli anni  lo ‘zar’ teneva molto al consiglio dell’Uomo che aveva avvicinato Est ed Ovest. I legami di Gorby con le Marche non finiscono qui. La sua amatissima moglie Raissa, morta precocemente nel ’99, era infatti cugina dell’ucraina Lida Titorenko andata sposa negli anni 80 a Primo Grasselli, da Sant’Angelo in Pontano. Una storia d’amore, a 40 anni dal loro primo incontro, che fece sognare allora l’Italia.

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