Iran, proteste sempre più violente. In fiamme la casa-museo di Khomeini

Ormai parlare di guerra civile non è più un’enormità. Non si ferma in Iran chi vuole un cambio di regime. Ieri a finire in fiamme è stata la casa-museo del padre della rivoluzione iraniana Khomeini, un luogo intoccabile. Le proteste sono iniziate con la morte di Mahsa Amini, la giovane uccisa dalla Polizia morale per aver indossato il velo in modo non appropriato due mesi fa. Da allora centinaia di morti e circa 14mila arrestati, che rischiano la sentenza capitale.

Ma non sono solo gli studenti a protestare. Si segnalano serrate nei bazaar (legate anche alla grande crisi economica), scioperi e attentati, con le autorità che, a seguire, organizzano rappresaglie. La frattura tra chi scende in piazza e il Governo religioso è ormai netta. I manifestanti hanno lasciato da parte le paure: le donne si tolgono per strada l’hijab che è obbligatorio, i ragazzi tolgono i turbanti ai religiosi in segno di sfida, c’è chi spara contro la Polizia durante le manifestazioni. I Basiji e la polizia morale non possono, come è avvenuto nelle occasioni precedenti, reprimere nel sangue tutte le volte.

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