8 marzo, i dati parlano chiaro: donne più povere e meno pagate degli uomini

(Riceviamo e pubblichiamo – commento dalla Dott.sa Psicologa Psicoterapeuta Stefania Battistoni) – Siamo alle porte della festa dell’8 marzo, Giornata internazionale dei diritti della donna, e come ogni anno torneranno sotto i riflettori i vari dibattiti sulla condizione femminile. L’opinione pubblica come al solito si dividerà tra chi crede fermamente in questa giornata, chi pur attribuendole un valore prettamente commerciale la ritiene un’occasione utile per riflettere sulla parità dei diritti e chi invece ne farebbe tranquillamente a meno perché sostiene che l’attenzione al rispetto tra i sessi debba esserci ogni giorno. In un paese dove ci sono due donne a governo e opposizione con Giorgia Meloni e la neoeletta Elly Schlein, si potrebbe dire che la questione di genere possa considerarsi ormai superata.  

Ma le analisi del contesto ci dicono tutt’altro. Dal 1922, anno in cui per la prima volta è stata introdotta in Italia la Giornata dei diritti della donna, sicuramente molti passi in avanti sono stati compiuti ma purtroppo siamo ancora qui a riportare ogni giorno episodi di violenza e di discriminazione. 

Arrivano a noi storie di donne afghane che non possono oggi lavorare o studiare o racconti di tante vittime di un modello islamico di famiglia patriarcale che interpreta erroneamente la šarīʿa, la legge divina islamica, per legittimare il diritto dell’uomo di “correzione” della donna. Motivazioni di carattere culturale o religioso utilizzate per mascherare quelli che sono veri e propri reati. 

Ma le storie di violenza sono purtroppo anche sulle nostre pagine di cronaca. Dodici i femminicidi in Italia in questi primi due mesi dell’anno a cui si vanno ad unire le tante storie che rimangono silenziose. Tante, troppe storie di violenze fisiche, psicologiche e sessuali in cui le donne sono prigioniere di relazioni affettive patologiche vissute in casa e mai denunciate e molte di più sono le forme di discriminazione che le donne sono costrette a subire, di cui ci accorgiamo solo grazie a qualche ricerca.

E così veniamo a sapere che Il 14,5% delle donne vive oggi nel nostro paese in povertà assoluta e che nel 2021 quasi il 60% delle domande di Reddito di Cittadinanza erano state presentate da donne. Per quel che riguarda le Marche nel primo semestre 2022 gli inattivi in età da lavoro erano 273 mila, per il 61,3% costituito da donne e dai dati emerge che le lavoratrici percepiscono nella nostra regione una retribuzione del 32,4% inferiore rispetto agli uomini. Questa condizione di disparità si traduce di fatto in una dipendenza economica dall’uomo e in una ridotta possibilità di crescita e di empowerement, fattori che impediscono l’espressione dei diritti personali e finiscono per tradursi in vere e proprie forme di violenza. 

Ciò che più fa riflettere è il fatto che la violenza e discriminazione emergano anche tra gli adolescenti. La ricerca presentata anche ad Ancona a fine febbraio 2023 da Save the children fa emergere che su circa 1000 ragazzi dai 14 ai 25 anni, intervistati anche nel nostro capoluogo di regione fino a dicembre dello scorso anno, il 31% di maschi si sente importante se riceve dalla partner foto sessualmente allusive e il 55% delle ragazze afferma di percepire molto frequenti le pressioni dei partner che richiedono l’invio tramite chat o altri media di foto sessualmente esplicite.

Al centro di questa indagine c’è l’analisi dell’On line teen dating violence e cioè l’insieme dei comportamenti volti a danneggiare il partner utilizzando le tecnologie digitali che vanno dal mancato rispetto della reputazione fino a azioni di controllo, minacce,comportamenti aggressivi e violazione della privacy. A tal proposito una riflessione potrebbe essere fatta sul social BeReal, che sta diventando popolare tra le giovani generazioni in questo periodo, il quale invitando ogni giorno in momenti decisi dall’app gli utenti a scattare in due minuti di tempo foto senza filtri di ciò che stanno facendo con la fotocamera anteriore e posteriore del cellulare potrebbero essere usati volontariamente o involontariamente per mettere a rischio la privacy e la reputazione proprie e di coloro che si trovano nell’ambiente circostante. 

Dalla stessa ricerca emerge anche purtroppo che esistono tra gli intervistati credenze distorte. In particolare tra le ragazze è diffusa la convinzione che la gelosia sia una forma di amore e che il controllo sia una forma di interesse dei partner e non vengono quindi percepiti, come in realtà sono, dei fattori limitanti della libertà personale. 

Se volessimo quindi ritornare al quesito iniziale e quindi chiederci se abbia ancora un senso oggi nel nostro paese affrontare il tema della discriminazione di genere, alla luce di quanto descritto, non possiamo che rispondere di sì e con urgenza poi. Sono necessari interventi anche legislativi volti in modo particolare a potenziare le misure di prevenzione a partire soprattutto dalle scuole e dai giovani, per favorire quella crescita culturale che ha compiuto ad oggi ancora troppo pochi passi e che invece dovrebbe avere una accelerazione per liberarsi di quei pregiudizi e stereotipi di genere purtroppo ancora molto diffusi.  

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