Feijóo le prova tutte, ma senza l’ok di Sánchez per un governo comune è in un vicolo cieco

Come si sapeva dal giorno dopo le elezioni del 23 luglio, Alberto Núñez Feijóo si è cacciato in un vicolo cieco. Dal re Felipe VI ha accettato l’incarico di formare il Governo, ma il 27 settembre, quando dovrà riferire a tutti, sarà una scena muta, a mano di colpi di scena.

Il leader del Partito Popolare sapeva, già in partenza, di non avere numeri e l’incontro con Pedro Sánchez, ex premier e numero uno del PSOE che ha perso le elezioni in quanto a numeri ma in realtà le ha vinte (è l’unico che può mettere assieme partitini e indipendentisti), non è stato certo esaltante. Feijóo ha chiesto a Sánchez il suo appoggio per due anni, cioè mezza legislatura poi si andrebbe di nuovo alle elezioni, a un esecutivo PP guidato dallo stesso leader dei Popolari.

Una Große Koalition, un superpatto per la stabilità del Paese, insomma. I socialisti ci hanno riso sopra, sapendo che una coalizione tra i due maggiori partiti spagnoli si può certo fare, in caso di emergenza, ma con ben altre condizioni.

Feijóo ha anche provato ad approcciare i nazionalisti, ma senza grande successo. Sono due mondi che difficilmente si incontreranno. E così è in un vicolo cieco: con alleanze locali (l’ultima a Murcia) con l’estrema destra di Vox, un abbraccio mortale che neppure i dirigenti del PP vogliono, e senza grandi speranze di sedurre socialisti, baschi e catalani. Sánchez, che il patto con i nazionalisti – in cambio di cosa ancora non si sa – ce l’ha in tasca, aspetta solo che il leader PP dichiari la sua impotenza politica a mettere insieme pedine così differenti di colore e ambizioni.

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