Suspectos damnare, la censura in mostra a Macerata

Suspectos damnare. I Libri Proibiti da Gutenberg all’età dei Lumi” è la mostra aperta da ieri presso la Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata, primo appuntamento di “Presente liberale”, il festival nazionale del libero pensiero organizzato dall’Amministrazione comunale in collaborazione con la casa editrice Liberilibri, alla presenza dell’assessore al Turismo e Eventi Riccardo Sacchi, promotore della manifestazione, dell’assessore alla Cultura Katiuscia Cassetta e del consigliere comunale Barbara Antolini. 

L’esposizione permette al pubblico di ripercorrere la storia della censura in età moderna, quando nasce, si sviluppa ed entra in crisi un sistema di controllo sulla produzione, circolazione e uso del libro. Un excursus affascinante attraverso quei volumi rari e preziosi custoditi nella stessa Biblioteca e insospettabilmente caduti sotto la mannaia della censura nel corso dei secoli.

La mostra è divisa in sei sezioni: Gli strumenti del controllo; Gli autori proibiti; Letture proibite; La Scienza proibita; Assolutismo e Censura; L’Encyclopédie.

Una bacheca infine è riservata a una selezione di titoli sul tema della casa editrice Liberilibri, che da sempre ha fatto della lotta alla censura una delle sue più convinte battaglie, pubblicando testi e autori “scomodi” o controcorrente altrimenti introvabili sul mercato editoriale.

La mostra, organizzata in collaborazione con l’assessorato alla Cultura, resterà aperta fino al 31 marzo 2024. 

Come ricorda la curatrice Laura Mocchegiani: “Il primo rogo di libri di cui si ha memoria avvenne sotto l’impe­ratore Tiberio, quando furono bruciate le opere dello storico Cre­muzio Cordo perché portatrici di idee contrastanti con l’ideologia del potere. Duemila anni dopo, di fronte all’Università di Berlino, bruciavano le opere degli autori liberali e democratici perché fos­se chiaro che la presa del potere doveva incidere in profondità anche sul pensiero. L’immagine del rogo dei libri ha una lunga storia e rappresenta l’estrema conseguenza del conflittuale rap­porto tra potere e voci avvertite come dissidenti. Nei secoli la censura ha assunto svariate forme, più o meno subdole e appari­scenti ma che sono state sempre a testimoniare questo rapporto.”

Nel 1759, lo stesso anno in cui Voltaire diede alle stampe il Candide, Peter Forsskål pubblicò a Stoccolma Pensieri sulla libertà civile, un’autentica sintesi del pensiero dell’Illuminismo riformatore, non solo scandinavo, ma europeo. Un libello subito censurato e sparito dalla circolazione, che Liberilibri ha ripubblicato insieme a un piccolo prezioso gioiello dell’Illuminismo scandinavo sinora mai tradotto in italiano: l’Editto sulla libertà di stampa, proclamato nel 1766 dal re di Svezia Adolfo Federico, che rappresenta la prima legge sulla libertà di scrittura e di stampa in Europa, e che precede quindi anche l’antesignana Inghilterra, dove la quasi totale abolizione della censura avvenne sì nel 1695 ma solo de facto. La libertà di stampa venne poi ufficialmente proclamata a Parigi con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino il 26 agosto 1789, dove si stabiliva che la “la libera comunicazione del pensiero e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo”.

Il prossimo appuntamento con “Presente liberale” è martedì 23 gennaio alle ore 21,15 al Teatro della Filarmonica, con la conferenza “Siamo tutti censurati. Dall’Inquisizione social dell’Algoritmo ai Nuovi Profeti della cancel culture”, che vedrà la partecipazione di Francesco Borgonovo, Camillo Langone e Giovanni Sallusti.

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