Cocteau e Uzbekistan, Venezia tra la versalità francese e l’avanguardia russa

Inaugurata da qualche giorno la mostra sulla versatilità artistica di Jean Cocteau (Collezione Peggy Guggenheim, fino al 16 settembre, dalle 10 alle 18 escluso il martedì), Venezia offre ai suoi visitatori una gran quantità di mostre. “Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere”, a cura di Kenneth E. Silver, è la più estesa retrospettiva sul francese mai organizzata in Italia, proprio in questa terra perchè Cocteau aveva un rapporto speciale con Venezia e era legato da sincera amicizia con la Guggenheim.

Centocinquanta opere, disegni, gioielli, arazzi, fotografie, opere grafiche e film provenienti dal Centre Georges Pompidou, dal Phoenix Art Museum, dai francesi Nouveau Musée National de Monaco, Musee Jean Cocteau e Collection Séverin Wunderman ripercorrono la carriera dell’artista. “La spada d’Accademico di Jean Cocteau” è il pezzo forte: su un suo disegno Cartier la realizzò, con smeraldi, rubini, diamanti, avorio, onice e smalto, in oro e in argento.

Si inaugura oggi (Ca’ Foscari Esposizioni, fino al 29 settembre, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18) la mostra “Uzbekistan. L’Avanguardia nel deserto”, curata da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, direttori del Centro Studi sull’Arte Russa dell’Università Ca’ Foscari. Cento opere provenienti dal Museo Nazionale di Tashkent e dal Museo Savitsky di Nukus parleranno della vitalità artistica del Paese (con quattro opere di Kandinskij fra l’altro) che guardava anche all’astrattismo nel momento in cui esprimevano il loro genio, nell’ex Unione Sovietica, gente dal calibro di Lentulov, Maškov, Popova, Rodčenko.

Un protagonista della mostra è anche Igor Savickij, archeologo e creatore di una delle più grandi collezioni di arte d’Avanguardia russa nel mondo, seconda in termini di quantità solo a quella del Museo Russo di San Pietroburgo.

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