Gli sprechi alimentari diminuiscono per la prima volta. Ma c’è ancora molto da lavorare

Con la pandemia gli sprechi sono diminuiti del 12%. Ma una incredibile quantità di cibo (quasi 6 miliardi di tonnellate tra casa e filiere alimentari) viene buttata senza motivi. Ha sottolineato Andrea Segré, direttore dell’Osservatorio Waste Watcher, che acquisire e utilizzare i dati dello spreco è fondamentale: “L’impegno per lo sviluppo sostenibile e la prevenzione degli sprechi passa anche attraverso il monitoraggio dei comportamenti”.

Basterebbe che ogni consumatore stia attento agli alimenti in scadenza e compri con intelligenza. Le Coop italiane hanno recuperato l’anno scorso 5mila tonnellate di cibo, donate a un migliaio di associazioni di volontariato, per un totale di 6 milioni di pasti. Hera riutilizza gli sprechi delle mense e ha recuperato oltre 100mila pasti. C’è poi il problema della frutta e verdura non raccolte: una gran quantità non viene scelta per essere venduta perché “non bella”.

A Milano hanno fondato degli hub contro lo spreco alimentare e sono serviti, ad ora, a sfamare oltre 3mila famiglie e 1600 minori. Un consumo sbagliato degli alimenti significa anche togliere fertilità al suolo, con le coltivazioni aggressive, consumare più acqua e produrre più gas serra, e mancanza progressiva di risorse a livello mondiale, a fronte di una crescente domanda di cibo (la richiesta salirà del 70% in 30 anni). Quindi, quando si legge “da consumarsi preferibilmente entro” non fatevi ingannare: se ci sono meno giorni a disposizione per consumare il prodotto, non significa che questo sia meno fresco. E la stagionalità è importante, un nostro grande alleato contro lo spreco.

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