Susana Diaz, la fine politica di una donna che sfidò Madrid

“L’amore non muore mai di morte naturale. Muore perché noi non sappiamo come rifornire la sua sorgente. Muore di cecità e di errori e tradimenti. Muore di malattia e di ferite, muore di stanchezza, per logorio o per opacità”. Lo ha scritto Anaïs Nin e vale anche in quest’occasione. Errori, tradimenti, logorio, c’è di tutto in questo feuilleton andaluso che ha ha visto i titoli di coda la scorsa settimana e probabilmente verrà dimenticato presto. La potente Susana Diaz esce di scena e, come in tutti i drammi che si rispettano, non in modo dolce.

La transizione socialista, quella che i più avevano intuito dopo aver ceduto Palazzo San Telmo al centrodestra, di morbido ha poco, nonostante le rassicurazioni del vincitore Espadas che vuole portare con sé anche qualche elemento che ha sostenuto la Diaz. Che si dimetta o venga fatta dimettere come segretaria generale del PSOE andaluso, la Diaz difficilmente ritornerà al suo pubblico che per tanti anni l’ha amata ma che nell’ultima puntata ha scelto Espadas, nelle primarie per la Regione, con uno schiacciante 55%. Non crediamo che Susana accetti ruoli da comprimario e Sanchez e il PSOE nazionale, che da anni si sono legati al dito i tentativi madrileni della Diaz di sovvertire l’establishment socialista, nonostante affermi il contrario, la vuole presto fuori dalla scena.

Diciassette punti di svantaggio sono tanti, troppi. Forse la Diaz ci aveva creduto, nella sensibilizzazione porta a porta delle sue truppe storiche, ma negli ultimi tempi la fortuna – sempre che di ciò si tratti – sembra averle dato le spalle. Renovacion y unidad, sentenzia Sanchez, che non vuole aspettare gesti volontari della Diaz. Dopo le elezioni del 4-M e la contundente sconfitta elettorale José Manuel Franco non ha esitato un attimo a dimettersi come segretario della federazione della capitale. A Sevilla non è così, anche se il feuilleton è finito.

Errori, tradimenti, logorio, c’è la stanchezza di un sistema di potere in questa storia. E proprio su chi resta e chi se ne va dell’apparato politico della Diaz potrebbe esserci la verità dell’exit della ormai ex presidentessa. Una trattativa, neanche troppo laboriosa, con Espadas per far rimanere qualcuno dei suoi ancora al potere.

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