“Con coraggio, progetti illuminati e condivisi, Civitanova farà il salto di qualità”

Intervista alla dottoressa Enrica Bruni, direttrice della Pinacoteca Civica. Umbra di origine ha vissuto e studiato a Roma e poi a Urbino. Laureata in lettere e Filosofia con indirizzo storico e artistico, giornalista pubblicista iscritta all’Ordine di Roma dal 1986, ha lascito l’insegnamento nel 2006 per dedicarsi esclusivamente alla Direzione della Pinacoteca civica Marco Moretti di Civitanova Marche. Autore di molti saggi ed articoli relativi alla storia dell’arte moderna e contemporanea, ha svolto un’intensa attività nell’organizzazione di mostre di cui ha curato anche i relativi cataloghi. Ha organizzato incontri e seminari oltre che laboratori di calcografia e stampa d’arte tenuti nell’atelier della Pinacoteca civica. Ha curato particolarmente i rapporti con gli Istituti culturali italiani e della Regione, con le Scuole di ogni Ordine e Grado per far conoscere, promuovere e salvaguardare il considerevole del patrimonio artistico marchigiano. Dal 2019 è Membro esperto dell’Osservatorio Annibal Caro e nello stesso anno ha ricevuto il Premio alla Cultura promosso da Comune di Civitanova Marche, dall’UNITRE Civitanova, dall’UNITRE Nazionale, dall’Istituto d’Istruzione Superiore Leonardo da Vinci, con il Patrocinio di Regione Marche.

Civitanova era questa un giorno. Quella Alta, il borgo antico che prima dell’avvento della ferrovia, che spostò tutto in basso accanto al mare, era testimone della storia passata e della bellezza. Era qui che nasceva Annibal Caro, in una casa “dove felicemente abitarono Pallade e le Muse e le Grazie” (così tradusse l’epigrafe Salvatore Quasimodo) che oggi è il faro della rinascita culturale della città e custode del passato. E oggi come allora, già lo disse Annibal Caro ai tempi in cui, da primo segretario del cardinale Alessandro Farnese ebbe a che fare a corte con geni come Michelangelo o Tiziano, c’è bisogno che ognuno di noi sia “affezionatissimo a la lor arte”, in questo caso quella cioè contenuta in questa Pinacoteca civica, dove incontriamo la direttrice, la dottoressa Enrica Bruni.

Che è civitanovese di adozione, se non sbaglio.

“Sono ternana di nascita. Mi trasferì giovane a Roma al seguito di mio padre, ingegnere all’IRI-AUTOSTRADE DEL SOLE. Ma il legame c’era già perchè mio nonno aveva qualche appezzamento di terreno a Santa Maria Apparente. Sono venuta qui nell’86, appena sposata”.

E si è trovata bene tanto da rimanerci e da tessere quelle relazioni necessarie per mandare avanti un’istituzione come quella che dirige.

“Il nostro lavoro è una sfida nel tempo. Oggi siamo un punto di riferimento perchè da un lato organizziamo mostre temporanee e permanenti, grazie anche a prestiti pubblici e privati, ma anche per le nostre strette collaborazioni con musei e biblioteche, scuole e Università, per l’organizzazione di laboratori didattici e per essere il terminale di stages per l’alternanza scuola-lavoro. Siamo sempre in movimento con nuove idee. Quattro-cinque anni fa qui in Pinacoteca abbiamo allestito una nuova sala per mostre d’elite: magari una sola opera, mai esposta, un evento unico e irrinunciabile. Tentiamo insomma di alzare l’asticella sempre”.

E che deve fare Civitanova per compiere questo definitivo salto di qualità?

“Da Citanò a Civitanova si passa anche con un po’ di coraggio. Credo che si debba oltrepassare anche il concetto del ‘polically correct’ perchè se si vuole accontentare tutti, si scontentano tutti! Civitanova è cresciuta, ce lo testimonia la sua storia, sempre grazie a personalità controcorrente. Servono progetti straordinari e illuminati, che devono essere vagliati e condivisi. E bisogna, a mio giudizio, affidarsi a esperti di altissimo livello offrendo un piano complessivo e non per stralci”.

Che rapporti ha a questo proposito con l’amministrazione?

“Ottimi. Ci sentiamo e confrontiamo. Condivido la strategia di fornire eventi, come quelli di Civitanova Danza, Classica e i concerti per un pubblico di fruitori ‘alto’ e tanti altri spettacoli di natura per così dire più ‘popolari’. Questa commistione, che aumenta l’audience, fa comodo anche a noi, attira pubblico che spesso proprio così scopre con meraviglia e sorpresa la nostra collezione d’arte e può apprezzare, grazie alle visite guidate, le opere che vengono a rotazione esposte in Pinacoteca. Il segreto è quello di rendere semplici anche i concetti difficili”.

Cosa manca alla città per affermarsi come capitale culturale?

“Come dicevo, le collaborazioni – con Civitanova Classica, Danza, con Popsophia con gli eventi legati alla Pinacoteca che dirigo – funzionano e sono solo da incrementare alzando il livello e puntando sempre ad avere qualità e novità. Credo che maggior rilievo mediatico meritino altre nostre azioni culturali, come per esempio le nostre collaborazioni con musei, collezionisti, università anche estere (penso a quella con Enrico Garavalli all’università di Helsinki) per l’Osservatorio Annibal Caro o con intellettuali di calibro e non ne cito nessuno perché sono tanti di chiara fama e tutti stimano il lavoro che ho fatto con tenacia e con professionalità. E ovviamente una raccolta di donazioni addirittura superiore a quella attuale, incrementare la raccolta d’arte della Pinacoteca vuol dire portare nuova linfa al museo. Se l’Art Bonus qua funziona poco c’è da mettere in campo altre strategie e prima di tutte una partecipazione pubblica che incrementi il patrimonio, cosa che si è iniziata a fare, ma che va potenziata”.

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