Cognigni: “La Civitanova del futuro? Bella, vivibile e sostenibile”

Marta Cognigni, 28 anni, ha conseguito la laurea triennale (2015) con lode presso la facoltà di Ascoli Piceno. Durante questi anni di studio, attraverso il progetto Erasmus, ha ampliato le sue conoscenze presso l’università ENSAB di Rennes; oltre alla conoscenza della lingua francese ha approfondito studi legati alla storia e progettazione dell’architettura francese. Tornata in Italia si è trasferita a Milano per il proseguimento degli studi. Durante la preparazione ed in attesa del test d’inglese, necessario per l’ammissione al corso di studi presso il Politecnico di Milano, ha svolto uno stage formativo presso la torre Zaha Hadid in Citylife. Il percorso di laurea magistrale presso l’Ateneo Milanese si è concluso nel dicembre 2018 con il conseguimento della laurea magistrale, con lode, e la presentazione di una tesi incentrata sulla rigenerazione di un’area degradata della città, attraverso la realizzazione di nuovi spazi da destinare alla società e alla pratica sportiva. Subito dopo la formazione professionale è continuata attraverso uno stage presso due studi di Milano di profilo internazionale: “Arup” e “Arassociati” per poi decidere di tornare nel mondo accademico. Un assegno di ricerca e una laurea di Master, con lode, in Progettazione, Costruzione e Gestione delle Infrastrutture sportive, l’hanno portata alla specializzazione in sport e spazio pubblico. Oggi l’ulteriore formazione sta proseguendo con un dottorato di ricerca incentrato sulle strategie di riuso e valorizzazione dello spazio pubblico come strumento di cultura, sport, socializzazione e inclusività che vede, accanto alla pubblicazione di alcuni articoli come l’ultimo dal titolo “Spazio, Sport e Società. La pratica sportiva nel progetto dello spazio pubblico contemporaneo” avvenuta nella rivista scientifica di classe A “TechNe”, anche attività di progettazione incentrate sulle tematiche proprie del dottorato di ricerca.

“Una città che diventerà sempre più curata, vivibile, attrattiva e funzionale. Civitanova con una pianificazione strategica ed intelligente non potrà che migliorare. La valorizzazione degli spazi pubblici, al momento inutilizzati, diverranno nuove aree per la cultura, per lo sport, per la socializzazione di tutta la popolazione”.

Come sosteneva Oscar Niemeyer che si inventò una capitale, Brasilia, al centro di un deserto, “l’opera non è soltanto l’oggetto, ma anche quello che lo circonda e i vuoti, gli spazi”. L’architetto vede prima, soprattutto deve “immolarsi” nel suo progetto creativo, “consegnarsi” alla città, annusarne le potenzialità. 

È di questo che parliamo con Marta Cognigni, che durante il suo percorso formativo iniziato ad Ascoli ed incrementato dall’esperienza Erasmus in Francia ha iniziato ad appassionarsi alla versatilità dello spazio pubblico. Gli spazi possono essere vissuti in maniera diversa da utenti diversi e in orari differenti. La città di Milano, sua seconda casa di adozione, l’ha portata ad avvicinarsi alla rigenerazione urbana degli spazi degradati della città e a capire quanto il valore sociale dello sport possa essere una chiave per farlo. 

Come project manager dell’idea, quella proposta dal Politecnico di Milano che unirà piazza XX Settembre, Varco e Lungomare, ha idee molto chiare sullo sviluppo urbanistico della città. E’ civitanovese, il che aggiunge meriti e passioni.

Come vede la Civitanova del futuro?

Accogliente, vivibile, sostenibile ed intelligente. 

L’intelligenza è ciò che non può mancare nella concezione della città del futuro. Tecnologia e rivoluzione concettuale da parte dei cittadini sono i presupposti sui quali lavorare per guardare il mondo in un’ottica futura che si muove in direzione del concetto di città green.

Un primo passo potrebbe essere quello di allontanare dal centro città le automobili. Basterebbe spostare, ad esempio, i parcheggi fuori dal centro – nell’area ex Cecchetti, o in quella ex Ceccotti confinante con la ss16- e creare una mobilità sostenibile, piuttosto semplice per le dimensioni della città, che conduce i cittadini verso il centro e il lungomare molto velocemente e in sicurezza. Grandi innovazioni sono previste nel settore dei trasporti. Auto a guida autonoma, mobilità elettrica e condivisa (car, scooter e bike sharing), parcheggi, semafori e illuminazione stradale intelligenti riempiranno le strade della città del futuro. Pertanto, mi piace la svolta green che il nostro sindaco sta provando ad attuare nella città ma, potremo parlare di cambiamento quando riusciremo a spostare le auto dal centro e da piazza XX Settembre, in primis ed iniziando a vivere la Piazza come un ulteriore spazio pubblico per la collettività. Le aree verdi aiuteranno a liberare le città dallo smog e a mantenere l’aria pulita, mentre l’efficienza energetica applicata all’edilizia renderà abitazioni e uffici più resilienti. Soluzioni architettoniche sostenibili, con una sempre maggiore attenzione a materiali alternativi ed eco-sostenibili per i progetti degli spazi pubblici che miglioreranno il benessere dei cittadini.

Nella Civitanova del futuro vedo anche una maggiore connessione con la città Alta. Non è possibile dimenticarsi del potenziale storico, artistico e architettonico presente a Civitanova Alta. L’obiettivo, dunque, dovrà essere quello di unificare con semplicità e facilità i due centri. La presenza di spazi per la cultura, lo sport, il tempo libero e una rete di trasporto sostenibile dovranno essere i punti di connessione ed unione tra i due centri.

Come sarà il Lungomare?

Fino a pochi anni fa, ai tempi in cui frequentavo il liceo, il lungomare Sud era poco considerato, quasi sconosciuto. Adesso è valorizzato e tornato a vivere soprattutto grazie alla nascita di nuovi spazi di aggregazione per la società ed in cui lo sport fa da protagonista. Perché poi questa è la chiave: creare spazi sportivi informali aperti e fruibili a tutte le fasce d’età. Più aree accessibili, più funzioni, più movimento, più benessere, più turismo. Piccole aree sosta con servizi per tutti sono ora da accrescere, come si è fatto per il lungomare sud, nel lungomare Nord. Con tale raggiungimento avrà ancora più valore la pista ciclabile, realizzata ed in progetto, che connette Civitanova alle città confinanti lungo la costa adriatica.

Come rivitalizzare il porto?

Lo vedo come un luogo dove sviluppare l’arte, ed in cui si uniscono lavoro dei marinai, che quotidianamente lo vivono, e cultura del tempo libero dei cittadini. Grazie alla street art che ricopre la banchina del porto l’arte risulta una delle attrazioni sicure, direi quasi un di riferimento, per far muovere la gente. 

Sarebbe bello avere in città un’architettura ben nota nel nord Europa: un community hub. Questi hub rappresentano innovazioni territoriali capaci di generare un effetto di natura collettiva che si traduce in un aumento del dinamismo culturale, della coesione sociale, dell’inclusione e della densità delle relazioni attraverso il riconoscimento, l’attivazione, la capacitazione e l’accompagnamento delle energie sociali presenti nei contesti in cui sono inseriti. I Community Hub sono strutture a servizio della comunità, immobili ri-valorizzati che offrono e co-producono servizi integrati alla e con la comunità, per incrementarne capacità e coesione: servizi di natura sociale, culturale, per il tempo libero, di promozione del lavoro, di sensibilizzazione ambientale, di partecipazione cittadina, di formazione.

Pensa che l’amministrazione sia “illuminata” in questo senso?

Credo di sì, mi auguro di si, vedo questa proiezione futura fatta con intelligenza. Stanno provando a creare una città dinamica, attrattiva negli eventi rivolti a tutte le componenti della nostra società. Questa programmazione in varie direzioni crea attesa, valorizza i luoghi di cultura, riesce a soddisfare l’offerta. I Festival, le attrazioni, i momenti di ritrovo cresceranno da soli e mi auguro troveranno spazi confortevoli per svolgersi. 

Come valuta il rendering presentato da una società privata per riqualificare le aree del porto?

Rigenerazione e riqualificazione urbana: una missione possibile, ma solo “ascoltando” la città in tutti i suoi elementi. Dall’ambiente ai colori, passando per gli odori e i suoni, che implicano aspettative, domande e bisogni stratificati e differenziati, che la mera analisi quantitativa non può cogliere appieno. Una conoscenza a 360 gradi del territorio, del mare e di chi vive ad oggi il porto, che vede le comunità in piena sintonia con l’ambiente circostante e che è possibile raggiungere solo attraverso un approccio partecipativo, che si arricchisce del valore dell’esperienza diretta, della ricerca-azione e dell’uso dei sensi per la mappatura dei bisogni.

Sono dell’idea che prima è meglio ripensare le aree inutilizzate attraverso l’ascolto dei bisogni e delle volontà dei cittadini e poi si potrà pensare a residenze di lusso. Ritengo che un intervento così invasivo ad oggi potrebbe risalutare fuori contesto e prematuro. Il momento giusto sarà quando la città proporrà più attrazioni per il turismo durante tutto l’anno.

Il video del regista Paolo Doppieri andrebbe sezionato, ed analizzato; sono evidenti gli spaccati di vita quotidiana di cui è ricca la nostra città, spaccati che offrono fonte di ispirazione per realizzare, con uno sguardo futuro, interventi per una migliore vivibilità del presente.

Chi sono i “clienti” della nuova Civitanova?

Innanzitutto, i civitanovesi. Sono loro il nostro punto di riferimento. 

Molte delle nostre aziende che producono eccellenze per il territorio le incontro a Milano, nella settimana più importante dell’anno, la “fashion week” e solo li si scopre appieno la loro origine. Sarebbe bello trovare nella città spazi temporanei per farsi conoscere e far riconoscere agli abitanti i loro prodotti. Perchè non creare spazi sostenibili e temporanei sparsi per la città? Designer e architetti di fama internazionale come MVRDV, OMA, Bompas&Parr, sempre più spesso sono chiamati a progettare architetture e installazioni destinate a durare pochissimo tempo: il tempo di una mostra, di un’inaugurazione o di una sfilata ma che attraggono in questo breve tempo di “vita” moltissima gente, rappresentando il “bello” in poco tempo.

In parte è quello che con la mia tesi triennale avevo fatto con le “Mobile rocks”. Delle microarchitetture temporanee sparse per la città di Civitanova che dal Palazzo Sforza al Porto si componevano ed adattavano alle diverse tipologie di eventi all’interno del festival Futura. Architetture leggere, maneggevoli che potranno essere riutilizzate per altri eventi in città. 

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