Ribelle e strategica. La storia eroica di Ancona raccontata attraverso le sue battaglie. Esce il nuovo libro di Sparapani

Da conquistare ad ogni costo! Ancona, crocevia tra Nord e Sud, è stata per un secolo e mezzo teatro di vicende belliche e campagne militari, in cui l’epopea dei conosciuti della Storia, da Napoleone a Garibaldi al generale Andres, si sono sovrapposte agli eroismi di personaggi meno noti come i generali La Hoz, Sercognani, Zambeccari, Fanti, il “corsaro” Luigi Rizzo e le gesta dei patrioti anconetani, dalle fortificazioni del Cardeto nell’assedio del 1849 alle trincee della Grande guerra.

E’ grazie al lavoro di uno storico attento come Sergio Sparapani, giornalista e collaboratore di riviste internazionali, autore di volumi di successo quali “La guerra nelle Marche 1943-1944” (Il lavoro editoriale, 2005) e “Lezioni di storia” (Il lavoro editoriale, 2013) e “Ancona prima della tempesta nelle foto del comandante della contraerea Fazio Fazioli” (Affinità elettive, 2020), che si può valutare quella Storia vera che raramente viene scritta. Un viaggio appassionante, narrato da un appassionato della propria città, che arricchisce e si chiama “Le dieci battaglie della storia di Ancona” (edito da Affinità elettive). Lo abbiamo intervistato.

Quanto ha influito nella storia della città il fatto di essere disegnata per “finalità belliche”?

La posizione strategica di Ancona, su di un promontorio al centro dell’Adriatico, è stata riconosciuta fin dalla notte dei tempi, dall’Imperatore Traiano fino a Napoleone e oltre. Perciò è stata teatro di diverse battaglie e assedi e la sua urbanistica è frutto innanzitutto di esigenze di carattere difensivo. Numerosi sono le fortificazioni e gli apprestamenti che la caratterizzano, insomma una città che in talune circostanza andava tenuta oppure conquistata a ogni costo.    

Ancona è stata veramente la “porta d’Oriente”? Perse tutto il suo prestigio dopo la battaglia del 1866?

Ancona fu, e in parte è tuttora, città di commerci e di relazioni tra le popolazioni dell’Adriatico e del Mediterraneo nonché approdo di immigrati di culture e religioni differenti. La denominazione di “porta d’Oriente” si giustifica perciò in questo senso. Su di un piano militare nel corso della storia fu base per numerose invasioni (le legioni romane si imbarcarono dal suo scalo per invadere la Dacia, grosso modo l’odierna Romania). L’ingresso di Venezia e del Veneto nel Regno d’Italia, nel 1866, la fecero declassare in favore della città di San Marco. Anche nel Novecento, tuttavia, Ancona mantenne un ruolo strategico come dimostrano gli eventi della prima e della seconda guerra mondiale illustrati nel libro.  

Quali sono i punti strategici di Ancona che sono stati protagonisti della storia della città?

Nel corso delle battaglie del Risorgimento la piazzaforte fu sottoposta ad assedi lungo tutto il suo perimetro, da terra e dal mare. I combattimenti si svolsero sia nella zona dell’attuale quartiere Adriatico (o Passetto), sia nei quartieri delle Grazie e degli Archi. La città subì inoltre bombardamenti da parte delle artiglierie terresti e navali nel corso dell’Ottocento, da parte della marina austriaca nel 1915 e da parte dell’aviazione Alleata tra il 1943 e il 1944. Durante la prima guerra mondiale la città fu base dei MAS che ripetutamente attaccarono la flotta asburgica conseguendo i risultati più importanti segnati dalla flotta italiana nel corso di quel conflitto.  

Ci può raccontare qualche aneddotto sulle battaglie chiave di Castelfidardo e, in altra epoca, di Filottrano?

Castelfidardo fu un breve scontro, durato una mattinata scarsa, legato su di un piano strategico alla conquista del capoluogo marchigiano. Filottrano fu invece un sanguinoso fatto d’armi del 1944, di un certo valore sul piano politico perché vide il coinvolgimento di reparti del nuovo esercito regio. Entrambi gli eventi, pur diversi tra loro, avevano implicazioni strategiche legate alla conquista della città e del porto di Ancona. Su di un piano storico si tratta quindi di episodi secondari rispetto all’assedio e alla conquista della città.   

E l’insurrezione del 1831 “svela” il carattere della città?

L’insurrezione del 1831 “svela” il carattere di “Ancona città ribelle”, aspetto che mantenne fino al fascismo. Per quasi un secolo la città ebbe questa fama (anche su di un versante mitologico per la verità), ossia di culla di patrioti sobillatori, “teste calde”, sovversivi e anarchici. 

Quale eredità lascia alla città attuale tutta questa Storia che lei racconta nel libro?

Innanzitutto una storia antica e caratterizzata anche da episodi gloriosi. Una storia che purtroppo a mio parere non è adeguatamente valorizzata e della quale persino i suoi cittadini non sono pienamente consapevoli.

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