Nerva, la vittima predestinata nel supermercato dei rifiuti europei

La via crucis dei carghi battenti bandiera panamense è ormai una triste abitudine al Porto di Sevilla. Portano i residui tossici che nessuno vuole. Hanno viaggiato a lungo dal Montenegro pieni di terra e pietre che saranno scaricate alla periferia di Nerva, proprio a lato di un paese in cui vive gente. L’ultimo confine del mondo è qui e lo è perchè è stato dimenticato da tutti, a parte da chi crede, Governi in primis, che l’immondizia di mezzo pianeta abbia un suo terminale naturale qui.

E’ da vent’anni e più che si fanno errori di valutazione, da quando il Comune della località vicino Huelva aprì i battenti del “supermercato residui”, che avrebbero dovuto essere solo andalusi. Pensarono, i partiti tutti insieme appassionatamente in una vicenda che ricorda quella attuale sul via libera allo sfruttamento delle acque a Donana con la legalizzazione di nuovi regadios, che una discarica avrebbe dato impulso all’economia locale. Quando convinsero la propietaria de la mina de Riotinto a dire sì, cominciò, tra manifestazioni e scioperi della fame dei cittadini che non volevano l’immondezzaio europeo a lato delle proprie case, il vero business che fa vergognare tutti.

Camion non più spagnoli, ma anche provenienti dall’estero, arrivavano e ripartivano senza le minime misure di sicurezza per ambiente e persone. E da lì il disprezzo per la popolazione di Nerva e dintorni è aumentato, fino a cambiare i piani originari e gettare nella discarica tutto e più di tutto, senza remore nè alcun rispetto per l’ambiente. Sono rimasti quelli di Ecologistas en Acción a combattere gli scempi, ma si può lottare contro una politica che fa e disfa come crede?

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