Ecco, il momento è ora. Dopo aver schierato 150mila soldati alle frontiere con l’Ucraina, spostato come se niente fosse bambini e vecchi dal Donbass verso la Madre Russia, con le parole del leader dei separatisti, Denis Pushilin, che ha chiesto la mobilitazione generale perchè “gli ucraini ci stanno attaccando”, ecco il momento perfetto – raggiunto il climax della tensione con l’esplosione “preconfezionata” di un’autobomba a Donetsk – per attaccare. “Vladimir Putin ha preso la decisione” diceva a tutti ieri Joe Biden. Metà dell’esercito russo è già in posizione per entrare in guerra. Il presidente russo ha firmato l’ordine di richiamo per le riserve russe: forze armate, guardia nazionale, servizi di sicurezza. 

False informazioni con il pretesto di attaccare, è già successo in passato. La partita si gioca sul Donbass, la regione contesa, e sul Mar Nero, a sud: truppe russe invaderebbero l’Ucraina dalla Crimea senza problemi e peraltro con la copertura delle navi. A nord, non molto distante dalla capitale Kiev, c’è la Bielorussia, storica amica dei russi e terreno di esercitazioni recenti. A est c’è il Donbass che è già filorusso. Non servono azioni militari su larga scala, spiegano gli esperti. Oggi Putin assisterà a esercitazioni militari in cui testerà missili intercontinentali, giusto per ricordare agli americani che c’è anche il nucleare di mezzo. Un avvertimento, ma anche un punto di non ritorno.

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