Come va il calcio marchigiano? Intervista a Giulio Spadoni, ds della Civitanovese, uno dei massimi esperti in materia

​Per sapere in che direzione stia andando il calcio marchigiano, basta fare un salto a Civitanova. Il direttore sportivo della società rossoblu è Giulio Spadoni, 56 anni. Ha vinto otto campionati in questa Regione: ha fatto le fortune di Sambenedettese, Maceratese, Fermana e Sangiorgese e ora ci prova nella città adriatica (“Ne vorrei vincere altri due, poi penserò ad altro”).

Ma come sta il nostro calcio? “Se consideriamo l’epoca d’oro, gli anni Ottanta e Novanta, in cui avevamo l’Ascoli in serie A, la Samb in B e tutta una serie di formazioni ‘agguerrite’, ora siamo a livelli minori. Speriamo che Sottil ad Ascoli faccia il miracolo, la Recanatese quasi sicuramente sale tra i professionisti con Giovanni Pagliari alla guida e speriamo che la Fermana, impegnata nel playout impegnativo con la Viterbese, riesca a tenere la categoria. Insomma, un passo alla volta”.

Ma quali sono i veri problemi di crescita del movimento? “E’ bene ricordare che siamo una Regione piccola, con i proprietari dei club che per la maggior parte vengono da fuori. La crisi fa sì inoltre che l’imprenditoria non spenda più come prima. Alla fine, se vogliamo dirla così, sono tutte spese. Fino alla serie C gli introiti sono pochi. Non si può reggere un modello così. Dire che il calcio sia un business è sbagliato”.

Come risolvere questo sempre che ci sia una soluzione? “Con una riforma per le categoria minori che prima o poi dovrà essere fatta. Avvicinando anche fasce più giovani allo stadio. Come sono oggi, spesso desueti, gli impianti non si prestano ad attrarli e l’età media di chi va alla partita è spesso alta. Bisogna anche tornare, a mio giudizio, a dare sostegno alla squadra della propria città, come è sempre stato”.

Crescere e poi vendere i giovani a club di serie superiore può essere una valvola d’ossigeno per i conti dei club? “Non sempre. Per la mia esperienza le società di maggior calibro non rendono ricche quelle minori. Dalla vendita del cartellino di un giovane talento, la società che l’ha cresciuto non guadagna tanto”.

E chi ci puoi indicare tra i giovani più interessanti? “Per esempio l’Ancona Matelica ha davanti Rolfini e Faggioli che sono pronti almeno per la serie B”.

Se dovessimo fare una panoramica del calcio marchigiano quali sono le note rilevanti? “L’Ascoli potrebbe avere quest’anno un’occasione unica per ritornare su. L’Ancona Matelica ha un nuovo presidente che dovrebbe dare un impulso importante alla società. Di Canil mi fido, se ha voluto come partner l’attuale nuovo proprietario del club una ragione c’è sicuro. A Colavitto dobbiamo riconoscere che dove è andato ha fatto bene. La Vis Pesaro ha fatto il suo dovere, una stagione positiva senza grandi affanni. Al Tolentino va una nota di grandissimo merito: con investimenti minimi hanno raggiunto risultati straordinari, a loro va l’Oscar della stagione. Un plauso anche al Porto d’Ascoli e a Ciampelli che hanno dimostrato che in serie D possono starci giocando bene. Aspettiamo l’anno prossimo la Samb che ritornerà sicuramente tra i professionisti”.

E le note negative? “La Fermana è stata sfortunata e adesso rischia. Il Fano dovrà ancora ricostruire dopo l’abbandono di Gabellini, non si fa in un giorno”.

Si trova bene qui a Civitanova? “Molto, è una piazza che vuole risalire con il presidente Mauro Profili che ci sta mettendo tutto se stesso. L’anno e mezzo di pandemia ha messo ko molte realtà, una sosta troppo lunga e purtroppo forzata. Dicevo prima che vorrei vincere ancora due campionati, anche se il livello di questa Promozione è alto. Ai playoff abbiamo un obiettivo che, strada facendo, è diventato importante. Speriamo di arrivare a quello che abbiamo in mente”.

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