Tinkov, il magnate russo che ha contestato la guerra e ha dovuto vendere tutto

“Non vedo nessun beneficiario di questa folle guerra dove muoiono innocenti e soldati. I generali russi, svegliandosi con i postumi di una sbornia, si sono resi conto che avevano un esercito di merda. E come può essere buono l’esercito, se tutto il resto è una merda impantanato com’è nel servilismo e nel nepotismo?”. Con un attacco del genere, Oleg Tinkov, proprietario della banca Tinkoff da lui stesso fondata, sapeva a cosa andava incontro. In Russia. Di questi tempi.

E infatti da avere tutto, oggi Tinkov si ritrova poco in tasca, quanto non si sa ma certo niente rispetto a prima. La sua banca ha dichirato di non conoscerlo, le sue quote sono state frettolosamente vendute a condizioni che hanno deciso altri. Non ha fatto, l’ormai ex miliardario russo, la fine dei sei oligarchi misteriosamente morti in un’epidemia sospetta di suicidi. Ha parlato della sua esperienza al New York Times e così, agli occhi di Putin, si è squalificato a vita. Dei tanti amici che aveva, gliene sono rimasti pochi, quelli che non parlano.

Tinkov deve solo sperare che i suoi attacchi alla Russia attuale lo lascino vivo: gli eredi del Kgb non dimenticano, come è noto a tutti. Ha scritto anche: “I funzionari del Cremlino sono scioccati dal fatto che non solo loro, ma anche i loro figli, non andranno nel Mediterraneo questa estate. Gli uomini d’affari stanno cercando di salvare ciò che resta delle proprietà. Certo, ci sono idioti che disegnano ‘Z’, ma gli idioti in qualsiasi Paese sono il dieci per cento. Il 90% dei russi invece è contro questa guerra”.

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