La grande storia d’amore marchigiana che mise d’accordo Ucraina e Russia (con Gorbaciov di mezzo)

(articolo di Maurizio Verdenelli) – S.Angelo in Pontano (Macerata) non ha piu’ dimenticato quel 6 maggio 1984: il giorno delle nozze di Lida, 65 anni e Primo, 70, alla Collegiata. La grande festa italo-ucraina-russa. Ucraina la sposa Lida Titorenko, residente in un villaggio rurale a 200 km da Kiev, cugina di Raissa Titorenko Gorbaciova, andata in sposa a Michail, segretario del Pcus e nel ’91 presidente dell’Urss.

“Temevo che l’ambasciatore ucraino a Roma facesse orecchie da mercante alla mia richiesta d’essere presente alla cerimonia. C’era da capirlo: il Muro di Berlino sarebbe caduto solo 5 anni dopo e non erano ben viste le unioni tra cittadini ucraini ed italiani. Cosi’, facendo leva sull’attenzione dell’opinione pubblica nata sul caso, lanciai l’intenzione di andare a Latina, al campo profughi ucraini e chiedere rappresentanza per i testimoni di nozze di Lida. L’ambasciatore inviò allora i suoi testimoni: il console sovietico German Dorokin e il vice Alexander Cepil”.”L’Ucraina faceva parte dell’Urss” ricorda l’avv. Mario Martorelli, allora sindaco di Sant’Angelo in Pontano. Testimone con Luciana Compagnoni dello sposo Primo Grasselli, muratore in pensione.

Sant’Angelo in Pontano

No, non sono cronache marziane alla luce della tragedia che viviamo. Fu una vicenda d’amore che resa pubblica sul ‘Messaggero’ da chi scrive, appassionò a lungo l’Italia. L’infiammò certa della favola bella dell’amore che vive negli anni. Lida, 23 anni, e Primo, 28, si erano conosciuti 4 decenni prima. Deportati dai nazisti in un campo di lavoro (una fabbrica di vernici) a Lipsia si erano amati appassionatamente per tre anni: la liberazione li aveva visti ognuno per la propria strada. Con una promessa nel cuore come quel bambino mai nato. Sarebbero tornati assieme un giorno per non lasciarsi più. Ma tra loro la Cortina di ferro…

Grasselli due volte si era sposato, restando ogni volta vedovo. Lida, mai sempre pensando la bella ucraina al proprio amore italiano. “Pianse di gioia per giorni quando lo vide arrivare in paese alla guida della sua 126. Si erano scritti, l’amore era tornato” ricordava Luciana Compagnoni tenuta al segreto sull’identità della celebre sarta arrivata a S.Angelo per cucire l’abito della sposa, seta blu con tema floreale: Micol Fontana! I fiori: ‘i non ti scordar di me’. Chiaro! Alle nozze il gran cuore d’Italia e non solo.

Presenti al matrimonio il primo ballerino del Bolscioi, Derivienko e l’etoile dell’Opera di Roma, Paola Belli: fidanzati alle prese con le problematiche internazionali dei due Paesi come Lida e Primo. Il cui viaggio di nozze a La Valletta fu offerto dal ministero degli esteri di Malta. Gran cerimoniere mediatico, da remoto, Pippo Baudo che da ‘Domenica In’ si collegò con gli sposi italo-ucraini, i cui anelli furono il cadeau offerto dal Consiglio comunale di Sant’Angelo. Seguì un anno da sogno per la coppia più coccolata d’Italia sulla quale ‘piovevano’ a getto continuo le prime pagine dei magazine e da parte di località famose (e relativi albergatori) graziose offerte di accoglienza.

Il sogno durò un anno. A metà del secondo Lida volle tornare a Kiev. Primo tornò da solo. Amareggiatissimo. La nostalghjia, l’amore per gli adorati, aveva prevalso sulla moglie. Lui morì poco dopo a Roma, Lida gli sopravvisse non per molto. O almeno nel paese caro alla ‘fermana’ Joyce Lussu, la traduttrice di Nazim Hikmet (il poeta turco famoso per l’Amore e la lotta politica) in tal modo si pensava: Lida ad un certo punto non scrisse più ai nipoti marchigiani, acquisiti tuttavia altrettanto cari.

Niente è rimasto di quella splendida favola italo-ucraina. La cara cugina Raissa Gorbaciova morta precocemente appare in copertina nel libro ‘Ogni cosa a suo tempo’ che Michail le ha dedicato. Gorbaciov, 91 anni, è tornato a far sentire la sua voce in queste ore tragiche da un ospedale di Mosca ammonendo contro i rischi di una ‘guerra nucleare’.

Da parte mia ricordo Lida, che ad una cena aveva rifiutato un piatto di spinaci (le rammentavano la prigionia nazista), confessare come gli italiani fossero molto più malinconici e come presi dall’ansia di possedere pure il superfluo, non solo il pieno benessere di quegli anni 80. “A collegare il mio paese a Kiev c’è un pullman, un paio di volte la settimana. Certe volte però il mezzo pubblico non arriva, la corsa salta…”. E voi, Lida? “Nessuno protesta, si torna a casa: andrà meglio la prossima volta”.

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