StraLube, dalla Pallavolo Treia a Don Peppe & patron Sileoni (quando si andava in trasferta in 7 sulla 600)

(articolo di Maurizio Verdenelli) – Nè Macerata, freddina mai in fondo troppo amata e non ancora la ‘caliente’ Civitanova Marche. In principio, e per sempre, fu Treia. E con la città del campionissimo Carlo Didimi cantato da Giacomo Leopardi, in principio fu un pretino appena consacrato: don Giuseppe Branchesi. Anch’egli, come Mucciaccio (ovverossia il contino Leopardi) Giovane Favoloso. Erano gli altrettanto favolosi Anni Sessanta.

Don Peppe irruppe nel cuore giovane di Treia: giù la piazza c’era un sacco di ragazzi! Ed ecco la Pallavolo Treia, matrioska della futura leggendaria Lube. Che vuol dire nell’acronimo cuciniero LUciano (Sileoni) BEnito (Raponi): fondatori della omonima importante industria passotreiese n.1 in Italia nel suo settore. Al pensiero si commuove patron Sileoni: “Io e don Peppe siamo cresciuti assieme come fratelli. E allora tutto il mio appoggio era scontato alle sue ‘imprese’ a favore dei ragazzi della parrocchia”.

Ricordo ancora la voce dell’amico che non c’è più, primo sacerdote marchigiano ucciso dal Covid il 19 aprile 2020: “Quanto entusiasmo intorno a quella squadra! Una volta andammo in 7 (sette!) sulla mia 600 in trasferta a Sassoferrato”. ‘Foderato’ quasi dalla divisa della mitica Lube del Triplete con tutte le firme dei giocatori, abbracciato da capitan Juantorena, nell’auditorium della ‘sua’ parrocchia a Santa Maria in Selva (Treia) godeva di un meritato Oscar alla carriera di talent scout. Davanti a lui, l’amico Luciano. Occhi lucidi, pieni di orgoglio. Era l’addio ma nessuno lo sapeva.

“E’ giunto il momento per dedicare a don Peppe uno spazio al palasport…” promette Sileoni, commosso. Gia’ quanti anni erano passati da quella super affollata trasferta a Sassoferrato! La società treiese, al cui capezzale era arrivato pure Fabio Macedoni, vinceva inesorabilmente un campionato dietro l’altro fino al salto finale nella massima categoria in uno sport fino a quel punto ignorato dai più. E a Macerata dove il volley era tutt’al più praticato nelle palestre delle scuole.

La nuova ‘casa’ di Carlo Didimi, a Fontescodella, era infatti un palestrone che fino a quel punto ‘ignorava’ di dover ospitare lo sport di serie A. Tanto è vero che alla fine fu fatale la mancanza dei fatidici sette centimetri per le partite di finalissima e la surrogatio del Palabandinelli di Osimo non bastò più. E fu, splendidamente, Civitanova Marche. Quella sera in parrocchia da don Peppe chiesi sordidamente ad Osmanj e agli altri Invincibili se avessero nostalgia di Macerata. “Ma quale saudade?! -risposero gli ‘emigranti’- noi che abbiamo conosciuto le due realtà non abbiamo dubbi. Qui abbiamo il mare, le spiagge che ci ricordano le nostre, e la possibilità d’investire in attività produttive vere. Nel capoluogo al massimo si potevano acquistare appartamenti da affittare agli studenti. Gli altri nostri compagni di squadra venuti dopo il trasferimento di sede? Neppure ci pensano: ma quale ritorno? Al massimo qui a Santa Maria in Selva da don Peppe dove sappiamo tutti che la Lube ha voluto festeggiare anni fa la sua prima Coppa Italia”.

Gia’, la Prima Cosa Bella vinta dalla società cuciniera in anni in cui si chiedeva dopo tante vittorie parziali di ‘vincere finalmente Qualcosa’. Può bastare un Triplete da sogno ed una serie infinita di scudetti e Coppe per una Leggenda senza fine? 

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