Addio al conte Flavio Buonaccorsi

Il 23 maggio 2022 alle 17 se ne è andato serenamente al Signore l’ultimo dei Buonaccorsi che ha abitato il palazzo di Macerata, disponendo di essere tumulato sulla nuda terra.

Flavio Buonaccorsi, conte di Castel San Pietro in Sabina, patrizio romano, nobile di Macerata e Civitacastellana, coscritto romano (solo 60 erano le famiglie iscritte con tale dignità nell’albo d’oro della nobiltà romana voluto da Benedetto XIV nel 1746) era dotato di innata eleganza e di natura giocosa e gioviale portata allo scherzo; grande affabulatore, teneva banco nelle riunioni tra amici, ed i suoi racconti, a volte carichi di paradosso ma mai volgari, rallegravano la compagnia fino a tardi.

Esperto cacciatore e pescatore, buon giocatore di tressette e scopone, di carattere ingegnoso e creativo, esecutore di qualsiasi lavoro manuale, mai altezzoso o superbo malgrado appartenesse alla più alta aristocrazia marchigiana, ancora dopo i 90 anni e fino a due mesi fa, scriveva strofelle sulla natura, sugli animali e sulla gente più varia, che poi ripeteva e declamava a memoria.

Di carattere acceso rispettava il prossimo ed era di idee progressiste, vagheggiava una società più giusta e ricordava con distacco i fasti passati della famiglia, sostenuta per almeno tre secoli da un immenso patrimonio – a poco a poco disgregatosi tra successioni e divisioni – e dalla presenza di due importanti cardinali.

Figlio del conte Americo, autore del famoso “Diario di guerra” scritto al fronte tra il 1917 e il 1918, e corredato da 500 fotografie sviluppate e stampate in loco, ne raccontava con umorismo la decisione di partire volontario per la grande guerra con la sua poderosa vettura Lancia e accompagnato dal meccanico personale. Del palazzo descriveva le grandi porte e gli ambienti che non finivano mai, la sala dell’Eneide dove ancora i suoi genitori ricevevano, e infine la vendita al Comune, data l’impossibilità per un privato di mantenere un complesso così imponente.

Sposato da 61 anni con Anna Maria Arcangeli, e padre di Lorenzo e Domitilla, Flavietto – così lo chiamavano i pochi amici con cui si vedeva e giocava a burraco – lascia un gran vuoto tra coloro che lo conoscevano e gli volevano bene. (ricordo di Luciano Magnalbò)    

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