La storia di Serena, vinta da un male ancora sconosciuto

Chi era Serena? “Un angelo che ha vissuto 30 anni su questa terra. Quando ci lasciò, volle testimoniare l’addio con un intenso profumo di rose. Per tre volte. Poi più niente. Io e suo padre sappiamo tuttavia che pure stasera, in questa bella sala, Serena è qui con noi”.

Emoziona la storia di Serena Lapponi, dai 3 anni fino alla morte, affetta da una malattia neurologica ‘misteriosa’. Davanti alla quale i ‘luminari’ che l’ebbero in cura alzarono le mani (“A questo punto, non riesco a capirci più nulla” ammise il Professore). Una patologia ancora senza nome, ignota alla Scienza medica. 

“Serena migliorò e raggiunse i 30 anni di vita quando, ammessa l’impossibilità di curarla, smise di essere una ‘cavia’ e non assunse più farmaci” ricorda Lidia Appignanesi, la madre. Ed autrice di un libro che emoziona e che atterrisce: ‘Il canto dell’erba’ presentato all’Asilo Ricci dal Consiglio delle Donne del Comune di Macerata. “Quando lei spirò serenamente a conclusione di un lungo addio, telefonai al Professore. Lanciò quasi un urlo di sorpresa. Non poteva immaginare che Serena, immobilizzata in carrozzina, avesse potuto avere un’esistenza tanto lunga!”.

Un pomeriggio ‘col cuore in gola’ , le letture di Lucia De Luca e Stefania Colotti, la testimonianza di Anna Menghi, consigliere regionale (“ricordo da bambina i sacrifici della mia famiglia, mio padre che mi portava sulle spalle e la determinazione per andare avanti”), la presentazione di Sabrina De Padova, presidente del Consiglio delle Donne, e l’intervista di Maurizio Verdenelli a Lidia Appignanesi. Che ora, da autrice, sta terminando un libro (con venature fortemente autobiografiche) sui Marchesi Ricci del Boschetto. Sì, quell’angolo di paradiso botanico ed architettonico a Sforzacosta.

Nella chiesa della villa è sepolta l’unica figlia di Massimo d’Azeglio sposa a Domenico Ricci. “La grande macchia naturalistica – dice Lidia – è un po’ in declino. A Boschetto Ricci ha vissuto i primi anni felici mia figlia, e c’erano ancora le splendide rose multicolore ai vari ingressi della villa così come voleva il marchese Teodoro. E a maggio emanavano un profumo intenso: toccava i sensi e l’anima”. (M.V.)

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