Si chiude l’epoca di un Rettore coraggioso. Il dopo Adornato è lotta a due

(articolo di Maurizio Verdenelli) – Sei anni di tenebre che abbiamo attraversato. Adesso lo sappiamo, indietro rivolgendo lo sguardo. E lo ricordo ancora, in quei giorni terribili d’inizio novembre 2016 succeduti alle scosse rovinose di fine ottobre: appariva nel chiaroscuro della sera come il comandante appena salito sul Titanic per metà affondato.

La prua della nave era la Loggia dei Mercanti da dove si vedeva bene il pericolante lucernaio (messo in sicurezza, ma sempre frantumato) della Sanpaolo, sancta sanctorum della laica rocca dell’Università maceratese. Qualche sera prima abbandonata da una folla di studenti choccati e in fuga da una città percossa ancora una volta dal terremoto. In quelle ore furono chiuse, per crolli e lesioni, quasi tutte le grandi Aule a cominciare (tuttora) dall’istoriata Aula Magna di Giurisprudenza, il salotto buono tout court dell’ateneo.

Francesca Spigarelli

E’ stato un cammino durissimo, un sessenato da illuminato, paziente cireneo (a suo tempo) trovando ostacoli e financo scortesia da Istituzioni che pure avrebbero dovuto affiancarlo. Un cammino difficile quello del rettore Francesco Adornato, portato tuttavia avanti con la determinazione tradizionale della sua Terra: la Calabria.

Intenso, emozionante il suo messaggio finale all’inaugurazione dell’anno accademico. Dalla guerra (Ucraina e Russia sono tra le 70 bandiere a rappresentare i 10.022 studenti di Unimc) a Rossini che Puskin, esiliato dallo zar, ascoltava rapito al Teatro dell’Opera di Odessa, all’anno europeo dei giovani, al PNRR (ultima occasione per fare squadre e riformare le Università italiane) ai vari cd post: sisma e pandemia pur ancora così presenti, ad un passaggio sui casi Pamela e Traini che la ‘discrezione’ aveva sempre suggerito ai vari poteri cittadini di non commentare.

Ha detto Adornato: “Abbiamo conosciuto i fatti maceratesi del 2018 quando l’orrore che avevamo immaginato esistesse altrove, bussando alla porta di ognuno di noi e, forse, l’intera comunità ha rimosso senza adeguata elaborazione quel turbamento, confinandolo nei luoghi più lontani delle nostre anime e dei nostri pensieri”.

John Francis Mc Court

Chi succederà a questo rettore coraggioso che ha chiesto, nel suo addio, scusa per ciò che non è riuscito a fare (nel suo impegno a tutto campo, aggiungiamo)? I candidati sono ufficialmente due da ieri.  Il prof. John Francis Mc Court, nato 57 anni a Dublino, linguista, uno dei massimi studiosi di James Joyce, e la prof. Francesca Spigarelli, nata ad Udine 50 anni fa, economista e fondatrice del China Center di Unimc. Il 29 prossimo – entrata in carica dal primo novembre – saranno votati da 203 docenti, 285 addetti ai settori tecnico-amministrativo-bibliotecario e 19 rappresentanti degli studenti (non erano forse loro, nel ‘500, ad eleggere esclusivamente il rettore?). 

Comunque vada per l’antico Studium maceratese, dopo secoli, sarà la prima volta. Un irlandese (Gente di Dublino, per dirla con Joyce) oppure una donna (nel segno di padre Matteo Ricci) sulla cattedra più alta di Unimc. In ogni caso lungo il tracciato segnalato da Adornato: l’Europa, l’internazionalizzazione, la volontà di comprensione e dunque di pace come ci indicano quelle decine e decine di studenti ucraini e russi che fraternizzano a Macerata.

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