Il ritorno del Capitano. Purtroppo non è un film

“Riparte la battaglia all’immigrazione illegale!” hanno twittato tutti felici. E fanno bene ad esserlo dopo la debacle del loro partito alle elezioni e il timore, forse eccessivo, di essere travolti dal vento meloniano. I leghisti hanno ritrovato l’animus pugnandi di prima, come se il tempo non fosse mai passato, e sono ritornati sul luogo del delitto: gli sbarchi.

Come primo atto da ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini ha incontrato l’ammiraglio Nicola Carlone, comandante generale della Guardia costiera, per far sapere al collega Nello Musumeci, titolare di Mare e Mezzogiorno: “Questa è materia mia. Di porti e immigrati me ne occupo io”. Farà bene la Meloni, che voci di corridoio descrivono irritata delle mosse del leader della Lega, a fermarlo in questo super attivismo da Comandante (stavolta con poche mostrine però). Anche perchè gli italiani sanno, e segretamente apprezzano, il no della premier alla richiesta di Matteo di nominarlo al Viminale. Con un caso Open Arms di mezzo sarebbe stato un suicidio politico.

Prima le esternazioni di Berlusconi, adesso Salvini: Giorgia dovrà lavorare tanto per arginare i protagonismi dei suoi partner altrimenti il Governo andrà inevitabilmente a fondo come le navi degli immigrati che il Capitano vuole combattere. 

Anche perchè Salvini, ieri iperattivo, ha incontrato anche il neo ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in un vertice “interno” al partito (presenti Durigon, Borghi, Bagnai, Bitonci e Siri, insomma il gotha) e ha stilato una nuova agenda: flat tax al 15%, quota 41, riforma del reddito di cittadinanza e pace fiscale. Un chiaro segnale alla Meloni di quanto il vicepremier voglia essere protagonista. E in queste ore la Meloni magari starà pensando di aver bilanciato male i ministeri e le competenze. O di aver distribuito troppe vitamine in Consiglio dei Ministri. Dopo le uscite di ieri di Salvini la premier, che magari vorrebbe solo governare, è già attesa al varco.

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