In ricordo di Pietro “Briscoletta” Baldoni, principe dei fotografi

(articolo di Maurizio Verdenelli) – Alle prime luci del 31 ottobre di 24 anni fa, travolto alle spalle da una potente Mercedes nell’abitato di Villa Potenza, ci lasciava il più popolare e talentuoso fotoreporter marchigiano, erede diretto di Carlo Balelli e capostipite nel dopoguerra con Alfonso ‘Fofo’ Gentili di una nuova ‘stirpe’ professionale che avrebbe illustrato a Macerata la categoria stessa del Giornalismo (G maiuscola, proto!). Il suo nome? Pietro ‘Briscoletta’ Baldoni.

Le nuove generazioni ormai non lo ricordano più, il suo nome come quello dei suoi bravissimi colleghi che diedero cuore, anima per perpetuare l’immagine di una ‘Macerata granne’ (che storicamente si è dissolta nell’incedere della novella era) non appare neppure nella toponomastica minima cittadina. Come pure si era impegnato il Consiglio comunale qualche mese dopo la morte di ‘Pietro il Grande’, ‘l’ultimo czar delle Casette’ cosi come epicamente l’aveva definito Luciano Magnalbo’ sul ‘Carlino’. Che generosamente aveva ‘aperto’ la sua prima pagina di sempre al fotoreporter del concorrente ‘Messaggero’. Non dimenticando forse che Baldoni aveva in ogni caso iniziato la sua avventura professionale proprio nel giornale bolognese.

Pietro Baldoni (primo a destra) con la redazione del “Messaggero” negli Anni Ottanta-Novanta

Durata tutta vita, percorrendo vittoriosamente ogni settore della cronaca – particolarmente legato alla grande Maceratese del trio Tambroni-Moressi-Nascimbeni, scopritore dell’arci talento dei fratelli Pagliari. Ed inventore della foto di strada immortalando con la sua macchinetta ultratascabile posta con una certa iattanza alla cintola, un’intera popolazione. Colta, alla Balelli, nella loro naturalezza.

Pietro con il sen.Tambroni al campo della Vittoria

Mai avrebbe chiesto una posa ad hoc, Pietro avrebbe disdegnato del tutto i selfie. La prova? Di lui, ‘principe’ dei fotografi, esistono rarissime immagine, forse pari alle dita di una mano sola. (foto di copertina: Alfredo Tabocchini)

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