Sono passati 6 anni. Il terremoto che ha ferito le Marche e sconvolto le nostre esistenze

(articolo di Maurizio Verdenelli) – Terremoto infinito: a ricordarcelo l’altra notte è bastata una scossa, epicentro Montecavallo, il più piccolo municipio delle Marche tuttavia detentore del record in fatto di ricostruzioni. Una botta lieve lieve ma sufficiente per rinnovellare il dolore di quei cinque giorni di fine ottobre 2016. I giorni dell’Apocalisse.

A Macerata, la sera del 26 all’ora di cena, il frontale di palazzo Bonaccorsi ondeggiò nell’interminabile sintesi di un attimo. Il ‘pendolo’ settecentesco in muratura rientrò nel suo asse tanto che la sensazione di essere stato effettivamente sul punto d’essere travolto dal crollo imminente si consolidò solo il giorno dopo quando al termine di un’ispezione della dirigente del servizio Cultura, Alessandra Sfrappini, e dei funzionari dell’Ufficio Tecnico, fu deciso di transennare lo storico edificio maceratese di via don Minzoni, ‘spaccato’ dentro dalla scossa (5.4 grado) di quella drammatica sera del 26 ottobre 2016. Quando in due ore la città venne abbandonata in fretta e furia dalla popolazione studentesca universitaria rendendo le sue sere vuote e silenziose come quelle di uno dei tanti centri dell’entroterra semidistrutti dal sisma il 24 agosto precedente.

Tuttavia il peggio doveva ancora avvenire. Alle 7.40 del giorno 30 una devastante scossa di 6.5 gradi (mai così dal terremoto dell’Irpinia del 1980) con epicentro Preci, Norcia e Castelsantangelo sul Nera, avvertita da Napoli in Austria e lungo i Balcani, fece crollare in diretta tv il celebre santuario di San Benedetto, rase al suolo Castelluccio, rese del tutto inagibili nel Maceratese Castelsantangelo ed Ussita, i centri storici già duramente percossi (tra gli altri) di Camerino, Visso, Caldarola e Tolentino con danni gravissimi all’ospedale locale. Identica evacuazione fu necessaria anche per il nosocomio di Amandola. Decine i feriti, decine di migliaia gli sfollati nel cratere sismico nelle 4 regioni: Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio. Incalcolabili danni al patrimonio urbanistico ed artistico di un territorio unico al mondo per Cultura e Storia.

A Macerata e Camerino situazione al limite della sopravvivenza per le due università. In quell’inizio di novembre 2016 il nuovo rettore Francesco Adornato (mercoledì consegnerà il suo mandato dopo 6 anni nelle mani del successore John Mc Court) diresse con i tecnici dalla Loggia dei Mercanti le operazioni di messa in sicurezza della lucerna della Sanpaolo, quartier generale di Unimc la cui Aula Magna da quei drammatici giorni è chiusa.

Le scosse, fortunatamente sempre più saltuariamente, durarono fino alla metà del gennaio successivo con particolare intensità a Visso.

Il post sisma non e’ stato meno difficile della stessa calamità. Quattro commissari alla Ricostruzione si sono succeduti ad oggi. L’ultimo da tutti apprezzato, l’avv. Giovanni Legnini da Roccamontepiano (Ch), quasi sicuramente verrà confermato a fine anno, superando mete questioni di appartenenza politica. Così come mi ha dichiarato in diretta Tv (sul canale 13 di Tvrs) il neoeletto sen.Guido Castelli.

Nel recente incontro con la stampa, il Commissario si è detto fiducioso circa una forte e rapida ripresa della ricostruzione sia pubblica sia privata. Superando il tenebroso tunnel dove finora si sono annidate problematiche gravi. I nomi? Lentezza ed eccesso di burocrazia, norme ‘ingessanti’, bolla speculativa, carenza di materiali edilizi. Eppure sarebbe bastato così poco se si fosse ritornati all’esemplare ‘ricetta’ che rese possibile (al 90%) la ricostruzione modello del post sisma umbro-marchigiano del 1997.

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