La casa del serial killer András Pándy è in vendita

Era un giorno di ottobre del 1997. Ágnes Pándy si presentò in un commissariato belga e confessò i suoi crimini, ma soprattutto quelli del padre, il Pastore András. Sei omicidi: quello della prima moglie Ilona e della seconda Edit, e dei figli Dániel, Zoltán y Andrea. “Ho collaborato anch’io” sostenne alla Gerdarmerie Ágnes, vittima di abusi da parte del padre, però negò di aver contribuito all’assassinio della sorellastra Tünde.

Erano i giorni in cui il Belgio era sotto shock per via di un altro serial killer, Marc Dutroux, che aveva violentato e ucciso un numero imprecisato di bambine a Charleroi. Fino alla confessione di Ágnes, nessuno aveva creduto di investigare le scomparse di tutte quelle persone: Pándy era considerato un uomo religioso e rispettabile. Pastore della Chiesa riformata ungherese, si trasferì in Belgio dopo il fallimento della Rivoluzione a Budapest nel 1956. Per ragioni che, a cose avvenute, gli stessi investigatori non seppero spiegare, nessuno nel corso degli anni si interessò alle scomparse (“volontarie” si giustificò ogni volta il Pastore) di un intero nucleo familiare. Fino alla confessione di Ágnes, poi condannata a 21 anni, e all’ergastolo. 

András Pándy morì in carcere nel 2013. Ora – è notizia di ieri – la sua casa, nel distretto di Dunakeszi è in vendita. E’ diventata proprietà di Stato dopo che la nipote del serial killer ha rinunciato all’eredità. La casa non è stata mai abitata e Pándy ci ha passato solo dei brevi periodi. Come informano le cronache locali, László Balogh, a capo dell’immobiliare Ingatlan, tenterà di venderla al miglior offerente. Se ve ne saranno.

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