Maradona, sono passati due anni dalla sua tragica fine. In otto andranno a processo per la sua morte

Del dio che ha stupito gli uomini e dell’artista che ha deliziato le platee calcistiche di tutto il pianeta, sono rimasti solo otto rinvii a giudizio per omicidio colposo. Dicono i giudici che l’uomo, Diego Armando Maradona, poteva essere salvato e non morire solo e abbandonato a se stesso.

Chi gli stava attorno, dagli infermieri agli assistenti agli avvocati, in quella casa di Tigre, nella periferia di Buenos Aires, in cui visse gli ultimi giorni, ridussero il campione “a una condizione di servitù, limitando i suoi contatti con la famiglia, gli amici e i parenti, fornendogli alcol, droghe e marijuana, e manipolandolo psicologicamente con lo scopo di tenerlo sotto il loro potere, per beneficiare economicamente del reddito generato attorno alla sua figura”.

Sono passati due anni dalla morte del Mito per un arresto cardiaco. Aveva 60 anni, una vita di eccessi, era stato appena operato alla testa per un accumulo di sangue nel cervello. Una fine così triste neanche Osvaldo Soriano avrebbe potuta immaginarla in uno dei suoi racconti malinconici: sfruttato da tutti, senza poter vedere gli affetti più cari, relegato in una stanza spartana, privato della libertà di movimento e delle cure di cui aveva bisogno.

Del genio calcistico che aveva stupito il mondo, del fuoriclasse che aveva guadagnato ingenti fortune che altri – l’entourage e i vizi – gli avevano sottratto, non era rimasto niente. Solo un annuncio televisivo e il pianto della Nazione, che continua, oggi a distanza di due anni, a venerarlo come il simbolo della rivincita di tutti e come l’uomo più sfortunato del mondo.

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