Chiedi alla polvere. John Fante, il “greaser” che scrisse il Sogno americano

A 40 anni dalla morte, Pratola Peligna ha celebrato il suo figlio più illustre, come fa ogni anno in un Festival a lui dedicato. In realtà John Fante era nato in Colorado, figlio di un abruzzese emigrato, ed era un italo-americano, uno che insomma non è nè italiano nè statunitense. Un “greaser”, un “imbrillantinato” come chiamavano in tono dispregiativo i nostri connazionali di là, uno pieno solo di sogni e speranze di successo che nessuno gli augurava.

Sguattero nei bar o operaio in una fabbrica di pesce in scatola, Fante ha vissuto di lavoretti occasionali. Trasferitosi a Los Angeles nel 1930 per cercare fortuna, dovrà aspettare otto anni per essere riconosciuto da critica e pubblico come scrittore. E’ l’anno di uscita di “Aspetta primavera, Bandini” a cui seguirà il celebre “Chiedi alla Polvere” che lo consacrerà ovunque.

Aveva già terminato “La strada per Los Angeles” che però è stato pubblicato postumo. “Full of life”, “La confraternita dell’uva”, “A ovest di Roma”, “La grande fame” e “Sogni di Bunker Hill” sono tra i suoi libri più amati. Charles Bukowski, per dirne una, lo definì “il migliore scrittore che abbia mai letto, il mio Dio”. L’industria cinematografica prese a piene mani dai suoi capolavori.

“Vivete la vita fino in fondo, prendetela di petto, non lasciatevi sfuggire nulla”, è tutta in queste parole l’energia vitale del figlio di un  muratore (un rapporto più che conflittuale, Fante lo considerò “meschino” per non essere stato all’altezza degli ideali del Sogno americano). Si sentiva italiano e abruzzese, profondamente: “C’era miseria anche in Abruzzo, ma era più dolce, condivisa da tutti come pane che ci si passa di mano in mano” scrisse una volta.

Pratola Peligna ha premiato quest’anno Laura Marzi, che con il romanzo “La materia alternativa” (Mondadori) ha vinto il premio Opera prima dedicato allo scrittore. Menzione speciale della giuria è andata al libro “Come d’aria” di Ada D’Adamo, vincitore del Premio Strega 2023 (Elliot Edizioni). Premiata anche la scrittrice libica Najwa Bin Shatwan “per aver diffuso, attraverso le sue opere, una letteratura che ha affrontato temi universali quali le discriminazioni razziali e di genere” e “Divorzio di velluto” di Jana Karšaiová (Feltrinelli), libro segnalato come ideale per essere adattato al cinema.

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