Prima il pubblico “deve scoprire che c’è un programma”, poi si vedrà. Pieno Insegno, il presentatore di “Mercante in fiera” non la butta sul drammatico dopo il flop delle prime due puntate. “Ma quale flop, gli ascolti sono buoni, in linea con la rete, un po’ più alti”, commenta. I numeri dicono altro (638mila spettatori, 3,4% di share, la metà nello show successivo), ma vogliamo credere che tutto andrà meglio.

Certo che del “miracolo” di ascolti di cui parla Insegno non c’è traccia e sulla sua speranza di avere il 4-5% di share alla fine, che sarebbe, parole sue, “un successo senza precedenti” vogliamo essere solidali. Ma la questione su cui si dibattono in queste ore i telespettatori, senza neanche troppo entusiasmo, è un’altra.

Insegno, che non fa mistero di essere amico della premier Meloni, ritiene un giusto riconoscimento professionale condurre, a scapito di altri professionisti mandati a casa, ben due programmi alla Rai. Insomma, prima non lo consideravano, adesso finalmente sì. La questione si è fatta politica: è giusto, come è successo molte volte, sospendere il programma a fronte degli scarsi risultati o no? Nel caso continui il pessimo trend, come lo potranno difendere i suoi amici?

Soprattutto, si chiedono gli scettici, di cui questo Paese per fortuna è ancora pieno, vale la pena sostituire presentatori, dirigenti, ammistratori delegati, presidenti di consociate o associazioni con coloro “di cui ci si fida”? Magari guardando solo un po’ distrattamente il curriculum?

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