Pavel: “Europa, solo uniti si vince. Ricordiamocelo sempre quando parliamo troppo di autonomia e sovranità”

Petr Pavel è sinceramente europeista. Soprattutto con la sua elezione a Presidente ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti dei 27 Paesi Ue che hanno temuto, a ragione o torto, le posizione politiche del suo predecessore Miloš Zeman, considerato vicino a Russia e Cina. In questi giorni Pavel è in Italia. Il Corriere della Sera lo ha intervistato, in larga parte sull’appoggio all’Ucraina, ma è sul sostegno all’Europa – contro i populismi che ha sconfitto anche in casa – che ha detto le cose più interessanti. 

Il populismo, ha esordito Pavel, 62 anni, “è un problema che non riguarda una sola parte d’Europa o di mondo. Ovunque c’è chi fa agli elettori promesse che non si possono mantenere, e li spaventa offrendo loro dei nemici. Anche in Cechia rivedremo crescere il populismo con le elezioni europee di giugno e le parlamentari nel 2025. Credo che per sconfiggerlo si debba essere onesti, offrire soluzioni basate su fatti, analisi, verità. Vuol dire anche evitare l’eccesso di politicamente corretto e provare ad ascoltarsi gli uni con gli altri. Non c’è dubbio che oggi stiamo molto meglio che prima dell’ingresso nell’Ue, ma non tutti sono convinti che l’Europa stia andando nella giusta direzione”. 

“C’è chi andrebbe dritto verso gli Stati Uniti d’Europa e la piena integrazione, e chi vuole che l’Europa resti una comunità di nazioni sovrane, con i governi in grado di mantenere la loro voce sulla maggior parte delle questioni – ha continuato il Presidente ceco – Come al solito, la verità è nel mezzo, e non è facile trovare il giusto equilibrio. Credo però che la maggior parte della popolazione europea capisca come nell’attuale competizione globale possiamo prevalere solo se restiamo uniti: nessuno dei singoli Paesi europei – compresi Germania, Francia, Italia – avrà da solo il potere di rimanere competitivo. Prendiamo ad esempio la Cina: se continuiamo a dividere le nostre risorse in tanti flussi diversi, ovviamente perderemo questa competizione. Ricordiamocelo sempre quando parliamo troppo di autonomia e sovranità”.

E su una Difesa comune europea: “Ho assistito di persona ad alcuni di questi dibattiti quando presiedevo il comitato militare della Nato. All’epoca alcuni leader parlavano addirittura di un esercito europeo. Io penso che l’Europa debba avere un’industria della Difesa più efficiente, e accordi di cooperazione multipolari con i Paesi che non sono ancora membri dell’Ue o della Nato. E possiamo anche, ovviamente, rafforzare il pilastro europeo della Nato, ma non ha molto senso duplicare una capacità costruita in più di sette decenni e cercare di inventare qualcosa di nuovo. Detto questo, dobbiamo essere consapevoli che in futuro potremmo trovarci in una situazione in cui gli Stati Uniti saranno più impegnati altrove e l’Europa avrà bisogno di un qualche tipo di azione militare, per cui se non vogliamo dipendere completamente da Washington dovremmo sviluppare i settori in cui oggi siamo carenti, ovvero il trasporto strategico, in particolare quello aereo, la comunicazione strategica e l’intelligence strategica. Non serve proporre qualcosa di nuovo, ma l’Unione europea deve essere più forte all’interno della Nato”.

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