Don Carlo, convince la prima di Chailly alla Scala (in un clima teso)

Potere e libertà. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, nessuna opera meglio che il Don Carlo di Giuseppe Verdi, diretto da Riccardo Chailly, avrebbe potuto inaugurare la stagione della Scala. Tredici minuti di applausi, un grido nel silenzio (“Viva l’Italia antifascista”) a sottolineare il clima teso nel teatro milanese, un’ovazione per la senatrice a vita Liliana Segre. 

Qualche fischio per la regia di Lluis Pasqual, ma il cast straordinario per quella che è stata definita la “Trilogia del Potere” (negli anni passati sono stati rappresentati il Machbeth e il Boris Gudunov) ha messo d’accordo tutti: Anna Netrebko nei panni di Elisabetta di Valois e Francesco Meli in quelli di Don Carlo. E ancora Luca Salsi (Rodrigo, Marchese di Posa), Michele Pertusi (Filippo II), Elina Garana (Principessa d’Eboli) e Jongmin Park (il Grande Inquisitore).

Quattro ore di grande spettacolo per un’opera che contrappone potere e religione con libertà e amore, per un grande affresco sulla Spagna di Filippo II in cui i personaggi vivono le miserie del tradimento, del sospetto e della solitudine.

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn
On Key

Related Posts

Trent’anni dopo Hank è vivo

Nuove edizioni dei suoi capolavori, uno spettacolo teatrale di Roberto Galano dal titolo significativo, “Una notte con Hank” (e il suo piccolo uccello azzurro nel