Il ritorno di Cervinia sulle montagne valdostane

Servinia, chiamiamola così. La stucchevole polemica sul nome della rinomata località sciistica ha ancora una volta schierato da una parte e dall’altra le due formazioni di cui il nostro Paese farebbe volentieri a meno: i neo-fascisti e i profeti della “cancel culture”. Gli uni e gli altri, inutili.

Il Mons Silvanus, la Montagna boscosa, dei latini è poi diventato Servin poi Cervin per un errore di trascrittura, poi Cervinia figlia dell’amato Cervino dei patrioti che furono. E qui si è fermata la Storia per un po’. Poco tempo fa le autorità della località valdostana, appena 700 anime ma conosciuta in tutto il mondo, hanno avuto la brillante idea di scatenare un altro poverone nella nostra già impolverata nazione: cambiamo in Breuil, il nome originario in francese (breuill, indica una zona di pianura tra i monti).

Il comune di Valtournenche alla fine ripristina l’antica denominazione nel gennaio di quest’anno, ma alla fine, dopo un incontro tra il sindaco e il presidente della Regione si è deciso, a scanso di polemiche ulteriori, di restaurare il nome di Cervinia. Meglio così, un altro brand italiano non verrà cancellato. Speriamo però che adesso non vadano a farci i raduni modello Pontida.

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