Brevettato uno schermo che protegge i cellulari dalle radiazioni nocive

La prestigiosa rivista “Ambiente & Sicurezza sul Lavoro” ha presentato un innovativo studio in un articolo che si chiama “Campi elettromagnetici ed impatto ambientale: aspetti normativi”. Gli autori sono il Prof. Livio Giuliani dell’International Commission for Electromagnetic Safety, l’Ing. Massimo Rogante dello Studio d’Ingegneria Rogante, il Prof. Pietro Maria Putti dell’Università Politecnica delle Marche e il Prof. Raoul Saggini dell’Università “G. D’Annunzio” d’Abruzzo. 

Cominciamo con questa domanda: come proteggersi dalle micronde?

Il miglior modo per difendersi dalle microonde è seguire il principio del “prudent avoidance and prudent use” (evitar prudente ed uso prudente), riconosciuto anche dall’IRPA (International  Asssociation for Radio-Protection (INIRC Guidelines, Health Physics 1989). In effetti, la cancerogenicità delle microonde alle frequenze della telefonia mobile è stata rilevata nello studio epidemiologico INTERPHONE, finanziato dalla UE, principalmente per gli “heavy users” del telefono cellulare e per coloro che ne fanno un uso ipsolaterale, cioè lo accostano sempre allo stesso orecchio, dalla stessa parte della testa.

Come facciamo a sapere quali sono i livelli dei campi elettromagnetici attorno a noi e come tutelare la nostra salute?

Per conoscere l’intensità delle microonde da cui siamo investiti occorre dotarsi di un misuratore di campo elettromagnetico o, perlomeno, un misuratore di campo elettrico, il nostro intento è misurare le microonde a più di 12 cm dalla sorgente, altrimenti occorre dotarsi anche di un misuratore di campo magnetico. Solitamente i misuratori industriale consentono di misurare entrambi i campi, elettrico e magnetico, semplicemente alternando una sonda elettrica e una sonda magnetica. E’ importante che il misuratore sia di buona qualità, cioè dotato di un efficiente filtro passa-alto, che intercetti le frequenze basse, provenienti dalla rete e dalle costruzioni elettriche, poiché se il misuratore integrasse le base frequenze insieme alle alte, la misura risulterebbe falsata.

Sui telefoni cellulari: che danni possono apportare in base all’esposizione ai campi?

I telefoni cellulari possono apportare danni importanti agli utenti, anche tumori, come accertato per lavoratori esposti per ragioni professionali (heavy users) dalle Corti d’Appello di Brescia, Torino, Firenze e dalla Suprema Corte di Cassazione. La ragione è che, sebbene i telefoni cellulari siano di potenza ridotta (potenza d’esercizio non superiore al Watt) essi vengono frequentemente usati accostati all’orecchio, anche per motivi di privacy: il campo elettromagnetico decresce con il quadrato della distanza e nel limite della distanza nulla la sua densità di potenza diventa infinita. In pratica ciò non accade, ma la densità di potenza può diventare molto elevata a qualche millimetro dalla testa, significativamente superiore sia al limite tollerato nella UE, nel Commonwealth, in Russia e in Cina (2 W/Kg, Kg di massa dell’utente) che negli USA (1,6 W/Kg), come documentato dalla inchiesta del Chicago Herald Tribune nel 2019 (https://www.chicagotribune.com/investigations/ct-cell-phone-radiation-testing-methodology–20190821-whddrljk6fbmxoqh25u5t7lkb4-story.html ).     

E sulle antenne paraboliche, computer, wifi? 

Le antenne paraboliche non hanno nessun impatto, poiché sono antenne riceventi, passive. Il personal computer pone qualche problema, perché è dotato di almeno un processore che funziona a qualche Gigahertz dunque nella banda di frequenza più usata dalla telefonia cellulare. In passato erano molto usati i computer desktop, la cui produzione industriale era nella maggioranza dei casi allineata allo standard dei sindacati svedesi TCO (1^ ed.,1998). I desktop sono dotati di un case metallico che riveste efficientemente le schede che contengono il/i processore/i.

Sono computer da scrivania, come rivela la loro denominazione in inglese, e dunque sono abbastanza distanti, nell’ordine di alcuni decimetri, dal corpo dell’utente. In tali circostanze la intensità del campo è trascurabile, nella maggioranza dei casi. Ma nei Lap Top o Notebook, ciò che riveste le schede elettroniche è un sottile case di plastica, che non scherma le microonde. Il computer è ancora sicuro se lo si impiega poggiato ad una scrivania, come un desktop, ma lo è meno se lo si appoggia, ad esempio, sulle ginocchia; in particolare si deve evitare di tenerlo in prossimità delle gonadi.  

Il WiFi è un sistena di trasmissione, in piccolo, simile a un network telefonico, dal punto di vista fisico. Perciò ha certamente un ruolo nell’inquinamento dell’ambiente, soprattutto domestico o lavorativo. Ma in piccolo, come detto. I livelli di esposizione cui sottopone gli utenti sono modesti e, da soli, sono generalmente considerati trascurabili. Tuttavia, l’epidemiologo svedese dell’Ospedale Universitario di Oerebro, Lennart Hardell, celebre per aver precocemente rilevato la cancerogenicità della telefonia cellulare, ha riscontrato nei suoi studi, pubblicati su riviste scientifiche impattate, effetti tumorigeni anche dovuti al WiFi.

Quali sono, nelle Marche, ove ci siano, delle situazioni potenzialmente a rischio?

Nelle Marche la situazione più a rischio risulta quella el radar NATO di Potenza Picena. La popolazione locale da molti anni è esposta alla intensa radiazione del radar, alla valutazione della quale non si applica, perché escluso dal legislatore, il rispetto del limite di precauzione che in Italia protegge da esposizioni durevoli superiori a 6 Volt/metro (0,1 W/mq).

Come intervenire in situazioni di rischio?

L’intervento in situazioni di rischio è la riduzione del livello di campo elettromagnetico ambientale. Esiste un protocollo che deve essere seguito quando l’autorità preposta, l’ARPA provinciale,  rileva un livello di campo elettromagnetico ambientale superiore al limite di esposizione o al limite di preauzione (anche detto valore di attenzione). Si tratta del protocollo per la riduzione a conformità, degli impianti trasmittenti, già codificato nel 1998 dal Regolamento recante i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana e ripreso dal DPCM Berlusconi 8/7/2003.

Quali novità apporta il vostro recente studio?

Lo studio fa una comparazione internazionale delle diverse normative  presenti nel mondo (anche se non vi è ancora registrata la rinuncia al limite di precauzione da parte della Polonia e della Lituania, sotto la spinta dei gestori della telefonia mobile 5G) e segnala la invenzione, tutta italiana, brevettata in Italia nel 2018 e in Europa nel 2021, di uno schermo per proteggere gli utenti, anche heavy and ipsilateral users, del telefono mobile 4G o 5G; e senza perdita d’efficienza del telefono mobile, come avviene nei cage proposti fin qui da alcuni produttori, i quali, inibendo la ricetrasmissione del segnale telefonico, sono usati solo per proteggere il telefono da interferenze parassite, per il furto di dati, nei periodi in cui i telefoni stessi non sono usati per comunicare. Non così con l’invenzione italiana, il NIRpS (Schermo protettivo dalle Radiazioni Non Ionizzanti) che consente di usare il telefono mobile, anche in modalità privacy, accostato all’orecchio normalmente, in sicurezza.

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