Il furto impossibile che mise in difficoltà l’Ungheria comunista. Esce il film di Gilberto Martinelli

​”Operazione Budapest – Il furto del secolo”, opera del regista Gilberto Martinelli e della ricercatrice​, montatrice e operatore​ storica Anna Nagy, è il racconto esaustivo, imparziale e affascinante come un giallo di una vicenda che scosse l’Ungheria, fino a minarne i meccanismi di potere. Un furto. Una combriccola di ladri italiani, piccoli delinquenti della “Banda del Grana” fino a quel punto che provano a fare il salto di qualità. Approfittando del sistema d’allarme fuori uso, nella notte tra il 5 e 6 novembre dell’83, provano l’impossibile o almeno così si pensava: rubare i capolavori di Tintoretto, Giorgione, Tiepolo e Raffaello (“Ritratto di giovane” e la “Madonna Es​zterh​ázy” donata dai principi omonimi) dal Museo delle Belle Arti di Budapest. Quadri inestimabili. Un’operazione rischiosa. Eppure ci riescono. E fuggono, ma rimangono vittime di un gioco più grande di loro.

Di più non diciamo per non togliere il piacere a chi ammirerà questo film su internet (lo si può vedere a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=0Iww1Fi-Bfc&t=110s. Un’opera di rara efficacia, appassionante e sincera come un documentario di cui parliamo con il regista, Gilberto Martinelli.

Che successe in Ungheria in quei giorni?

“Fu il primo furto di quel genere in un Paese comunista in epoca sovietica. L’eco fu vastissima, tanto che il premier ​Kádár finì, arrabbiato come era, per licenziare e sostituire tutti coloro che erano in qualche modo implicati nella vicenda. Non riteneva possibile una rapina di quel genere e prima ha provato a sminuire, poi a utilizzare la satira in modo da abbassare i toni della vicenda”.

E che successe nei rapporti con l’Italia?

“Accaddero cose impreviste, a parte l’imbarazzo del nostro Partito Comunista, che volle in tutti i modi nascondere o sminuire il fatto. Per esempio, la possibilità, inverosimile fino a quel momento, che ha avuto la Polizia italiana di collaborare con gli inquirenti ungheresi. E nessuno si aspettava che sarebbe stato il processo più veloce della storia. Si voleva chiudere la vicenda da una parte e dall’altra”.

Anche perchè c’erano implicazioni politiche che si maneggiavano male.

“Sì, perchè il committente era un greco, un figlio ‘importante’ nell’epoca dei Colonnelli. E gli autori del furto, che con questa azione criminale volevano fare appunto il salto di qualità, si misero in contatto anche con i servizi segreti rumeni che allora avevano tutto l’interesse a destabilizzare l’Ungheria”.

Il film-documentario ha anche dei momenti grotteschi che sembrano scritti dal grande Bohumil Hrabal, come quando il “Ritratto di giovane” di Raffaello, che valeva 17 miliardi di lire, fu seppellito in un campo in attesa di momenti migliori o nella fuga della banda per portare le tele, che successivamente furono recuperate, fuori dall’Ungheria. Le pene furono piuttosto lievi. L’eco gigantesca.

Film apprezzato da tutti, cinefili e non. Ecco cosa ha scritto il Presidente Onorario dell’Academy Liszt Music Art, Massimo Rogante: “Un altro capolavoro del grande regista Gilberto Martinelli. Un intarsio mirabile d’interessantissime e assai esclusive interviste, anche a personaggi difficilissimi da rintracciare, effettuate con eccellente maestria e sempre più coinvolgenti nel loro susseguirsi. Uno studio minuzioso e appassionante che presuppone uno speciale amore per l’arte e la cultura. Il livello d’approfondimento del tema trattato è altissimo e l’attenzione dello spettatore è richiamata in maniera crescente, sia per la varietà, sia per l’originalità e il rilievo delle informazioni che possono acquisirsi. Le scene presentate superano di gran lunga, per bellezza, valore e attrattiva, quelle di qualsiasi altro film o documentario del genere. Chi è stato in Ungheria in quel periodo, infine, riesce subito a rivivere appassionanti impareggiabili emozioni”.

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