Sanità, é tempo di (contro)riforma. Si ritorna al “piccolo è bello”. Per il “nuovo” ospedale a Tolentino 22 milioni

(articolo di Maurizio Verdenelli) – Il ‘nuovo’ ospedale di Tolentino presentato dal governatore Acquaroli – al di là dall’essere un assist elettorale: spiegata pure così l’assenza di Saltamartini – dimostra come gli ultimi (oltre) trenta anni di politica sanitaria nelle Marche sia stata profondamente errata. Si torna indietro tutta?

Chi scrive ricorda le disperate barricate innalzate contro il centralismo assolutista regionale – Ancona dixit – da parte dei vari ospedali di zona a difesa delle proprie eccellenze sanitarie. Resistenze spezzate una dietro l’altra: San Ginesio, Montecassiano, Urbisaglia, Treia (che strenuamente tentò di salvare Ginecologia del primario Testa) e soprattutto Cingoli che a tal scopo organizzò un agguerrito fronte civico. Autodenominatosi ‘Non e’ ancora notte a Cingoli’ nella memoria di un modo di dire negli anni 50 da parte di incalliti giocatori che nella città di papa Castiglioni si spostavano nottetempo sicuri di trovare circoli ancora aperti.

Fatidica è rimasta la foto di camion pieni di neve fresca appena caduta a Cingoli e scaricata davanti ai portoni della Regione a dimostrazione della diversità geografica di un territorio montano difficile da raggiungere e quindi necessitante di un presidio medico.

In questo caso non è casuale che la (contro) riforma sanitaria per cui piccolo è bello e va curato ‘a casa sua’ venga da un cingolano: il sen. Filippo Saltamartini, per 10 anni sindaco della città, attuale assessore regionale. Che a Macerata ha illustrato i principi guida del New Deal confermando le nostre esclusive per cui ‘i soldi per Macerata ci sono (130/140 mln) e che per il terreno ci si affiderà alle indicazioni del Comune. Evitando le more interminabili degli espropri: avete presente modello-Pesaro?

Intanto la Buona Novella, riconfermata da Francesco Acquaroli con il sindaco Pezzanesi (e la vice Luconi al fianco) non è più l’Ospedale Unico ma gli Ospedali di Prossimità. Quello tolentinate risorgerà dunque dal perimetro del precedente lesionato dal terremoto del 2016 (in tutto 9mila metri quadri) sin dal prossimo anno: spesa prevista intorno ai 22 milioni. Con nuove specialità a cominciare da quelle a contrasto con la nascita a zero, favorita dalle cessazioni dei reparti di maternità e/o di Pronto Soccorso e Guardie Mediche. Di cui furono colpiti in ogni caso ospedali salvatisi a stento dall’estinzione o dalla mutazione in Rsa: ‘in primis’ San Severino Marche e Recanati.

La (contro)riforma dovrà fare i conti con i guasti procurati in trenta (oltre) anni di centralismo. Che mirava solo a risparmiare. Così il nuovo ospedale di Tolentino è certo del suo bacino perduto di pazienti (da Sarnano in su: 59mila abitanti) e soprattutto di personale sanitario sul quale si produsse il maggior risparmio. Sulla pelle di chi, lo sappiamo ormai molto bene e dolorosamente anche e soprattutto in pandemia.

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