“Ho lasciato il cuore qui”. Pignataro ritorna a Macerata. Stavolta per un libro

(articolo di Maurizio Verdenelli) – La rivelazione che non t’aspetti da un alto funzionario dello Stato capace di rinunciare ad una carriera ancora più brillante per una comunità per la prima volta con gli occhi del mondo addosso. “Amo Macerata e l’ho amata così tanto da rinunciare, per completare la mia opera per Lei, a piazze ambite come Trapani e Caltanissetta” mi dice il dottor Antonio Pignataro.

Lui è il questore che nel capoluogo di provincia marchigiano (al cui capezzale con urgenza era stato voluto da Roma) sbarrò la strada alla malavita, il Superpoliziotto dal tratto gentile ed umanissimo dei casi Pamela e Traini. ‘Questioni’ che lanciarono il nome di Macerata fin sulle prime pagine dei quotidiani cinesi. La battaglia ai pusher purtroppo non è finita sul territorio maceratese. Anzi l’ultima statistica vede negli ultimi tempi peggiorata la situazione di una provincia, già maglia nera di una regione maglia nera riguardo ai morti per overdose.

Dopo la sua improvvisa partenza alla vigilia di due Natali fa (al momento del congedo, si commosse fino alle lacrime il sindaco Sandro Parcaroli ricevendolo a Palazzo) incontriamo il dottor Pignataro a Palazzo di Giustizia invitato a presentare il libro di Federica Paccaferri – ‘Il coraggio di restare’, Nasroc editore – interprete dell’imputato il nigeriano Innocent Oseghale, condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Macerata per l’omicidio di Pamela Mastropietro. Pena confermata in Appello ma adesso sub judice presso la Corte d’Assise d’Appello di Perugia cui la Corte di Cassazione ha rinviato ‘le carte’.

A Palazzo di Giustizia ci sono pure avvocati (l’Ordine, presente con l’avv. Paola Medori, ha previsto per l’occasione crediti formativi) e i proff.ri Rino Froldi e Mariano Cingolani. Non dunque a caso Antonio Pignataro – si e’ rivolto, lui calabrese di Acri, ai presenti con un “Cari concittadini…Ho lasciato il cuore a Macerata”. Poi mostrando l’ormai notissimo titolo di ‘Repubblica’ “Macerata, il laboratorio della paura” l’ex questore ha controdedotto: “In realtà è stata il laboratorio del coraggio, della solidarietà e dell’accoglienza. In una parola: laboratorio della Legalità'”.

“E’ stata una battaglia vinta, grazie al contributo di tutti. Cito in particolare il vescovo mons. Carboni, l’on. Patassini, il sindaco e il presidente della Provincia allora in carica, rispettivamente l’avv. Carancini e il dottor Pettinari”. Nessun cenno ad una presunta centrale sul territorio della potente mafia nigeriana e ad un suo possibile ruolo nel caso Pamela: “C’è stato un gruppo, è vero, di nigeriani dedito allo spaccio, ma certo non tutti”. Ancora: “Ricordo che la vittoria conseguita in città sulla criminalità e’ stata degnamente celebrata alla Festa della Polizia de 2019”

.Alla presentazione del libro di Federica Paccaferri, con il perfetto coordinamento della dott.ssa Glenda Pagliariccio, hanno inoltre preso parte gli avv.ti Paola Medori e Renato Coltorti entrambi in rappresentanza dell’Ordine forense (che al convegno ha attribuito due crediti formativi), l’on. Tullio Patassini, i proff. Rino Froldi e Mariano Cingolani e chi scrive.

“Un caso unico nella storia della criminologia mondiale quello di Pamela: neppure la cronaca degli ultimi 25 anni di New York ha mai registrato uno scempio scientifico del cadavere all’interno di un percorso criminale” ha dichiarato il prof. Cingolani, medico legale della Procura. Il quale in precedenza era stato perito nel processo Meredith a Perugia. “Al processo di Macerata la città viveva giorni complicati, sembrava imminente – ha rivelato Cingolani – l’entrata in scena come consulente di parte di un celebre anatomo patologo, che poi evidentemente ha preferito partecipare ad un congresso internazionale di studi del settore in Usa alla difesa di Oseghale. Non nascondo e glielo dissi pure nel corso di una telefonata che mi fece lui nell’attesa di decidere circa l’incarico, che mi sarebbe piaciuto misurarmi con una tale intelligenza ed una tale dottrina”.

Da parte sua il professor Froldi, tossicologo forense e già direttore dell’Istituto di Medicina Legale a Macerata, ha fatto una bellissima recensione pubblica al libro ‘Il Coraggio di restare’ sottolineando sia le capacità di Federica sia l’umiltà dimostrata nelle difficili pieghe di un processo che aveva addosso gli occhi del mondo. “Ed abile, anche nel ricostruire tutti i tratti salienti del processo”.

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