Alle chiese della Romagna neanche una lira. 45 milioni di fondi Pnrr solo a quelle emiliane. Matteo, pensaci tu

La Romagna non esiste. O sono forse le chiese “non emiliane” ad essere invisibili perchè dei fondi Pnrr destinati ai progetti di messa in sicurezza da quelle parti non si vedrà un soldo. Un caso ormai “diplomatico” che dovrà verosimilmente risolvere il vescovo di Bologna, Matteo Zuppi, da poco nominato a capo della Cei.

Solo lui – magari insieme al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini – potrà spiegare ai prelati romagnoli l’incredibile dimenticanza delle istituzioni: 45 milioni di aiuti alle chiese emiliane e zero a quelle nei territori di Forlì, Ravenna, Rimini e Cesena. Destini non solo religiosi ma anche culturali, come il Santuario di Santa Maria in Forno, la basilica di San Vitale, la chiesa di Sant’Apollinare Nuovo, la Collegiata di Santarcangelo e tante altre bellezze architettoniche e storiche.

Si dirà: è il trend, alla Romagna è sempre spettato meno (non si sa per quale ragione). Ma di cento progetti presentati di restauro, consolidamento e risanamento, possibile siano “non elegibili” solo quelli romagnoli (ben 60)? Lo “stupore” di cui parla la nota diffusa dalla Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna, per protestare sulla destinazione dei fondi, è un po’ di tutti. Il vescovo di Forlì-Bertinoro, Livio Corazza, ha visto “bocciati” gli interventi in città come quelli sul Duomo e il campanile di San Mercuriale, ma anche quelli su eccellenze del territorio, mete di turisti e fedeli da tutto il mondo, come la Badia di Sant’Andrea a Dovadola e la chiesa di San Donnino a Rocca San Casciano. Sette progetti finiti nel cestino, almeno fino a prossima comunicazione.

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